m.z.
L'orgoglio si puo' anche mettere da parte, ma la dignita' non si perde per niente e per nessuno . . .
Lettori fissi
Archivio blog
- febbraio (1)
- settembre (2)
- novembre (1)
- ottobre (1)
- settembre (2)
- maggio (2)
- marzo (2)
- febbraio (1)
- gennaio (3)
- dicembre (3)
- novembre (2)
- ottobre (4)
- settembre (4)
- luglio (5)
- giugno (4)
- maggio (1)
- aprile (1)
- marzo (1)
- febbraio (5)
- gennaio (5)
- dicembre (9)
- novembre (10)
- ottobre (5)
- settembre (17)
- agosto (21)
- luglio (6)
lunedì 29 novembre 2010
m.z.
domenica 28 novembre 2010
Vivete liberi gridava con forza San Paolo ai Galati, liberi dai condizionamenti imposti, liberi dai luoghi comuni, liberi anche dalle leggi degli uomini frutto spesso del proprio interesse e non del bene comune, liberi da ogni genere di schiavitù, liberi dall’oscurantismo dell’ignoranza, liberi dalla solitudine.
Ma la libertà per lui era solo Cristo, e da Cristo aveva appreso la libertà di esprimere il meglio di sé stesso amando e donandosi al suo prossimo rompendo la logica del mondo.
Amando coloro che non lo amavano per diversificarsi dai pagani i quali amavano si, ma solo i loro amici, sapendo cercare negli altri il bisogno d’amore che ha ogni essere vivente, sapendo capire e facendo emergere il bisogno di Dio anche in coloro a quali Dio era sconosciuto, sapendo vedere il fratello anche in chi appariva come il nemico.
Cosa voleva dire Gesù?
Cosa hanno i bambini che a noi adulti manca o non abbiamo più ?
Forse la capacità del fidarsi ?
Forse la capacità di lasciare parlare il proprio cuore ed ascoltarlo?
Forse la semplicità di chi sa far trasparire i propri sentimenti?
Forse la libertà di esprimerli senza vergognarsene?
da "lettera ad un caro amico m.z.
da "lettera ad un caro amico m.z.
giovedì 25 novembre 2010
Un bimbo che stava per nascere si rivolse al Signore: "Mi dicono che domani mi farai scendere sulla terra. Come potrò vivere così piccolo e indifeso?"
"Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te, ti proteggerà canterà per te parole dolci e tenere e con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare."
"Qual è il nome del mio angelo?"
"Il suo nome non importa, tu la chiamerai ...Mamma".
"Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te, ti proteggerà canterà per te parole dolci e tenere e con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare."
"Qual è il nome del mio angelo?"
"Il suo nome non importa, tu la chiamerai ...Mamma".
giovedì 18 novembre 2010
Ed ogni anno nasce
Ed ogni anno nasce
Ogni anno, nelle celebrazioni delle solennità Natalizie, ravviviamo in noi la memoria del nostro Dio che incontra l'uomo e dell'uomo che incontra Dio nella concreta realtà della natura umana.
Il bambino nella mangiatoia è apertura al mondo, guarda con occhi franchi, è amico di tutti: così Dio scorge nel Bambino ogni sua creatura.
E quel bambino è apertura al Padre, del cui aiuto ha bisogno come ogni bambino; a lui si affida e si rimette, consegnando a lui la sua povertà, la sua semplicità, l’evidente fragilità.
Così noi guardiamo il Padre con gli occhi del Figlio e per mezzo di lui l'umanità intera recupera il rapporto filiale con il Padre.
Il Bambino nella mangiatoia non è solo “ la lieta novella che ci viene recata”, diviene legge per la vita di ciascuno di noi: "Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà!"
Dobbiamo trasformare la nostra volontà e le nostre azioni secondo lo spirito dei bambini, imitando la loro disarmante franchezza, dobbiamo imparare l'audacia del bambino, che non dissimula la propria debolezza, ma sa, proprio perché è debole, che il padre avrà cura di lui.
Ma il Bambino nella mangiatoia esige da noi anche un altro atteggiamento: che ritorniamo ad essere bambini con lui tra i nostri fratelli, le nostre sorelle e nei confronti dell'umanità tutta.
Ed ogni anno nasce.
martedì 9 novembre 2010
Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un albero solitario.
anche se è un albero solitario.
Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.
anche se è molto lontano da qui.
Tieni stretta la vita,
anche se è più facile lasciarla andare.
anche se è più facile lasciarla andare.
Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanato da te.
anche quando mi sono allontanato da te.
Nativi americani
lunedì 8 novembre 2010
libera interpretazione della leggenda di Jonathan l'albatros che non sapeva volare
Jonathan era un grosso e goffo albatros lasciato dai suoi genitori su una piccolissima isola. Vedeva volare intorno a se molti uccelli che progressivamente sparivano all’orizzonte. Anche lui sognando la libertà desiderava volare, sognando il paradiso che sicuramente si prospettava oltre l’orizzonte, oltre la sua piccola isola. Ma ogni volta il suo corpo goffo e la sua mole gli ricordavano che per alzarsi da terra e spiccare il volo, bisognava essere fatti in un'altra maniera, snelli e agili come i gabbiani, come tutti gli uccelli che liberi vedeva volare nel cielo. Lui viveva sulla sua isola priva di spazi piani, piena di sassi e rocce, che da sempre però lo aveva protetto da ogni pericolo. La sua voglia di volare tuttavia era talmente grande, il suo desiderio di alzarsi e libero sparire all’orizzonte era talmente forte ed ogni giorno più prepotente, che Jonathan decise di provare anche lui ad alzarsi in volo. Incominciò così, ogni giorno senza scoraggiarsi per gli insuccessi i sui tentativi di volo, tentando ogni volta di realizzare il suo sogno ed ogni volta, alla fine della giornata, si riprometteva che domani, ……domani sarebbe sicuramente stato il giorno decisivo, che finalmente anche lui avrebbe gustato la libertà del cielo e si sarebbe anche lui, come gli altri uccelli, avviato verso l’orizzonte dove tutti si dirigevano.
Ogni giorno però prendeva la rincorsa, sbatteva le ali e inevitabilmente finiva a terra o in mare. Ma un bel giorno sentì dentro di sé che il desiderio era talmente forte, sicuramente più forte di tutte le altre volte, sicuramente più determinante. Jonathan allora guardò come se fosse l’ultima volta la sua piccola isola, grato perché lo aveva protetto dal vento, dalle burrasche, dalle sue paure e certezze consolidate infondendogli sicurezza e protezione, ma che gli aveva anche reso più difficile il tentativo di alzarsi in volo. Quel giorno, presa la rincorsa scese come tutti i giorni correndo lungo il pendio che finiva nel mare, man mano che scendeva la sua voglia di libertà e di volare cresceva, man mano sentiva la schiuma delle onde sempre più vicina, man mano sentiva che sarebbe stata la volta buona, che questa volta non sarebbe finito per terra o in mare come tutte le altre volte. Arrivato in fondo al suo solito percorso, questa volta successe ciò che aveva sempre sperato. Pian piano Jonathan si alzò in volo, prima di pochi centimetri quasi a sfiorare le onde, poi sempre di più, sempre più in alto, sempre più libero nello spazio del cielo, sempre più vicino a quell’orizzonte che aveva sempre sognato. m.z.
La creazione dei Piemontesi
Il Creatore al sesto giorno, si era alzato di buon'ora e aveva impastato l'uomo e la donna, prima che facesse giorno.Adamo si era subito innamorato di Eva e, quando si era alzato il sole, avevano già fatto la frittata!Allora, le giornate erano molto più lunghe di oggi, mentre tutto il resto si faceva più in fretta.Questo, per dire che prima che spuntasse il giorno, che era il settimo, e prima che Nostro Signore incominciasse il riposo, sulle rive di un fiume si formavano già una mezza dozzina di tribù.E non sarebbe niente se non fosse che si cimentavano, mugugnavano, bisticciavano, si dice anche che una tribù avesse già trovato il suo Caino per forgiare le armi e appuntire le pietre.E' stato allora, che San Michele è andato dal Creatore e gli ha detto: " Padre Santo, io so che fate tutto bene, e chiedo scusa, ma guardando giù le valli del mondo, vedo che le genti che avete messo dentro, sono razze cattive e maleducate.Perché Nostro Signore non crei una razza con un po' di giudizio nella testa, una razza che, senza chiacchierare troppo si ingegna a mettere un po' di ordine nella terra. Una razza che insegna a quelli dei campi e delle vigne a tenere bene le piante e i fiori. Una razza che sappia lavorare per sé e per gli altri e che al tempo giusto sappia tenere e menare il bastone? "Il Creatore, che si era già messo le pantofole nei piedi e la cuffia in testa, come si usava allora, aveva ascoltato San Michele con la bocca aperta. Più il tempo passava, più si sentiva contento di aver creato un angelo così in gamba e all'avanguardia.E salendo su una nuvola, aveva guardato giù verso la gentaglia che continuava a farsi dispetti e a spingersi. "Spostati! Questo è mio! Sono arrivato prima io!"Si era voltato disgustato arricciando il naso e scuotendo la testa: "Devo proprio fare un'altra razza, come dici tu, ma una razza che abbia la testa sul collo!La testa sul collo, non sulle spalle come tutti gli altri. Una razza che s'ingegna, che metta ordine, che accudisca, che lavori per sé e per gli altri!!"Il Creatore si era calato sulle montagne e con la terra nera, l'acqua chiara, il sole caldo e la roccia dura aveva fatto la razza piemontese con la testa sul collo."Vai e lavora mettendo giudizio per tutti...." Aveva detto al primo piemontese.Ma nella fretta, Nostro signore, si è dimenticato di dargli il bastone da tenere e da menare.E così che i piemontesi sono ancora come li ha fatti Nostro Signore. Lavorano per sé e per gli altri, mettendo giudizio per tutti.Il brutto è che quelli che hanno la testa sulle spalle, hanno continuato a tenere e menare il bastone sulla schiena degli stupidi che hanno la testa sul collo!
leggende Navajos
ll Distruttore, figlio del dio Sole, si mise in cerca un giorno delle quattro streghe, perché voleva ucciderle.
La prima che incontrò tremava e si torceva al suo cospetto, però non di paura. Freddo era il suo nome. "Se tu mi uccidi" disse "Il caldo regnerà e il grano non potrà crescere senz'acqua che lo bagni."
Il Distruttore disse: "Vecchia hai ragione, io non ti ucciderò".
Fame era la seconda, ella così parlò: "Se tu mi uccidi il cibo verrà a noia alla tua gente". Ed egli disse: "E vero, la gioia di ogni festa sparirebbe con te. Io non ti ucciderò".
La terza era Povertà. "Uccidimi" ella disse "Sono così infelice! Però sappi che morta io mai più i vestiti potranno consumarsi e la tua gente non avrà più il sapore delle cose nuove."
Ed egli disse: "È vero, la mia gente gode degli abiti nuovi. Non ti ucciderò".
L'ultima strega, la più vecchia e curva, disse: "Se tu mi uccidi, la Gente non morirà mai più, né nuovi bambini nasceranno, al mondo sarà un popolo di vecchi.
Lasciami andare e la Gente crescerà, giovani forti prenderanno il posto dei vecchi che prenderò per mano.
Sono la Morte, amica non compresa della Gente."
"Nemmeno te posso uccidere" concluse il Distruttore.
È così che Morte, Miseria, Fame e Freddo, vivono tra di noi.
Il figlio del Sole, tornato dal suo viaggio, spiegò a tutti quanti queste cose.
venerdì 5 novembre 2010
Da un canto degli indiani Navajos
Non piangete sulla mia tomba non è lì che sono.Sono là dove i mille venti spirano,
sono il bagliore accecante della neve,
sono il raggio di sole sul grano maturo,
sono la pioggia di autunno che cade leggera
al Vostro risveglio nella quiete del mattino,
sono il lesto frullare di ali nel cielo,
sono il chiarore delle stelle nella notte buia.
Non piangete sulla mia tomba, non è li' che sono.
Saggezza Navajos
Saggezza Navajos
Una sera un vecchio indiano raccontava ai giovani della tribù il combattimento che avviene dentro ogni persona.
Disse:
"c'è una lotta tra due lupi all'interno di ognuno di noi.
Uno è il male che è: rabbia,invidia,colpa,amarezza,gelosia,dolore,rimpianto, avidità,arroga-nza,autocommiserazione,senso di inferiorità,bugie,orgoglio, superiorità e l'egoismo.
L'altro lupo è il bene che è:
gioia,pace,amore,speranza,serenità,umiltà,gentilezza,benevolenza, empatia,generosità,verità,compassione e fede.”
"I giovani navajos rifletterono un momento, poi chiesero al vecchio: "Quale lupo vincerà?”.
Il vecchio rispose semplicemente:
"Quello a cui darete da mangiare”
lunedì 25 ottobre 2010
di Paulo Coelho
Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per
distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo
responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era
necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come
dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono
sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior
parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non
si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo
come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante
volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è
stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un
portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti
che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche
vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un
giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che
vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai
solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a
sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente
anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni
cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene
nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi
dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride
e tutti intorno a te a piangere.
-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per
distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo
responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era
necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come
dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono
sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior
parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non
si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo
come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante
volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è
stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un
portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti
che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche
vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un
giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che
vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai
solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a
sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente
anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni
cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene
nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi
dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride
e tutti intorno a te a piangere.
martedì 12 ottobre 2010
La Parrocchia “Famiglia di famiglie nella fede”
La Parrocchia “Famiglia di famiglie nella fede”
Nel matrimonio Dio ci chiama a vivere e condividere l’esperienza di Dio non più come persone, ma come donazione l’uno per l’altro, ad essere una sola carne, capaci nell’esperienza dell’assunzione dell’amore scambievole, a divenire continuatori dell’opera creatrice di Dio.
Il giorno delle nozze Dio non si limita a formularci semplicemente i suoi “Auguri”, ma dona la capacità di amare sempre e nonostante tutto il coniuge a cui si è promessa fedeltà.
La fedeltà è alla comunione, all’alleanza, alla sacralità del proprio ministero, alla procreazione di nuove vite.
Dio dona agli sposi la capacità di rendere l’alleanza salda attraverso l’esercizio del perdono, dono totale e gratuito l’uno per l’altro.
Consacrare la propria unione in Chiesa è confidare nella certezza del dono della forza sacramentale che scaturisce dall’unione del matrimonio cristiano.
Il coniuge “assume” l’altro, aiutandolo a vivere nella quotidianità, realizzando insieme il reciproco cammino verso la salvezza; l’uno aiuta l’altro a superare le difficoltà che ogni giorno si presentano, l’uno aiuta l’altro a fare esperienza nell’abbandono alla provvidenza, l’uno aiuta l’altro a vivere il cammino della chiamata alla santità dei figli di Dio.
Santità che si esprime pur con tutti i nostri umani limiti nella realtà che viviamo, rendendo straordinarie le cose ordinarie, ponendo Dio come parte integrante del proprio cammino, delle proprie idee e convinzioni, delle scelte sia nelle gioie che nelle difficoltà, sia nella salute che nella malattia.
Ogni coppia trova espressioni di vita, di culto, di preghiera specifiche; ogni copia è chiamata a confrontarsi e condividere con altre coppie portando e mettendo a confronto la propria ricchezza e peculiarità, le proprie ansie e difficoltà, le speranze e aspettative, il proprio cammino di fede e di vita.
Essere chiesa domestica è l’invito che gli sposi cristiani raccolgono nel confronto con altre famiglie, realizzando il nucleo primario dell’evangelizzazione, dell’annuncio e della catechesi cristiana.
Il volersi confrontare e camminare insieme nella fede con altre coppie, è la realizzazione e la concretizzazione della struttura della chiesa domestica, che sfocia nella realtà più ampia della parrocchia, eleggendo quest’ultima come Famiglia di famiglie.
mario
speso la vita ti restituisce ciò che tu dai alla vita.
Padre e figlio passeggiavano dopo il tramonto in riva ad un lago tra le montagne.
All’improvviso il ragazzino inciampò e cadde facendosi male.
Per istinto gridò “haiii!!!
Con suo grande stupore sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva “ahiii!!!” “ahiii!!!”
Sorpreso chiese “chi sei tu? “ricevendo per risposta “chi sei tu? ““chi sei tu? “
Urlo “ io ti sento? “ e di rimando “ io ti sento? “ io ti sento? “
Infuriato per quelle risposte che gli risuonavano come una presa in giro urlò più forte “ stupido chi sei tu?” e subito arrivò la risposta “ stupido chi sei tu?” “ stupido chi sei tu?”
Il ragazzino guardò il padre cercando il suo aiuto e il padre sorridendo gli disse “ora fai attenzione” e gridò a sua volta “ tu sei un campione, il più grande di tutti” e dalle montagne arrivò la risposta“ tu sei un campione, il più grande di tutti” “ tu sei un campione, il più grande di tutti”
il figlio era sorpreso e non capiva chi si potesse divertire a ripetere le loro frasi restando nascosto chissà dove.
Allora il padre spiegò al figlio “vedi, la gente chiama questo fenomeno ECO, ma io lo chiamerei VITA”
La vita è come la eco, ti restituisce quello che dici o quello che fai, la vita è sempre il riflesso delle nostre azioni o di coloro che ci stanno a fianco.
Se tu desideri più amore, devi vivere nell’amore, dare più amore, creare più amore già nel tuo cuore.
Se vuoi che gli altri ti rispettino, devi tu per primo rispettare gli altri.
Questo principio va applicato in ogni pensiero, azione; in ogni aspetto della vita perché speso la vita ti restituisce ciò che tu dai alla vita.
mario
sabato 9 ottobre 2010
“Vivere di fede nella vita quotidiana”
La maggior parte degli uomini vive di fede: affidano la loro esistenza a cose, persone, sogni, progetti. Chi crede in Cristo affida la sua vita a qualcosa che supera una realtà sensibile. La fede in genere è un complesso di ideali capaci di guidare gli orientamenti di una persona fino a sollecitare un comportamento coerente di vita nel senso religioso.
La fede riferisce a Dio il fondamento e l’orizzonte ultimo della vita.
Gli ideali in cui una persona si riconosce e a cui ispira la sua esistenza,sono assunti attraverso un processo di identificazione cioè riconosciamo che qualcuno è significativo e importante per noi, per quello che è, perché è un testimone. Decidiamo così che aprire a lui il santuario intimo della nostra vita, per affidargli la gestione delle ragioni decisive dell’esistenza.
L’operazione è un po’ rischiosa, ma non ci sono alternative. Gli ideali, quelli che danno ragioni per vivere, sgorgano sempre verso l’ignoto, non sono significativi perché pienamente verificati, ma lo diventano solo perché sono resi significativi dalla testimonianza di alcune persone.
Questo fatto ci introduce nel mistero della generazione della vita. Dare la vita sul piano fisico è un fatto grande e impegnativo, continua l’impresa della creazione. Non è però sufficiente: dà la vita veramente solo chi dà ragioni per vivere.
Senza ragioni per vivere, la vita è una disperazione, sembrerebbe meglio la morte. Nella fede che ci scambiamo, si realizza il livello più alto di generazione. Sostenendo la fede di una persona, noi le diamo la vita. Vivere di fede è possedere ragioni per vivere, donare la fede, suscitando ideali per cui vivere, è dare pienamente la vita.
La qualità di una fede adulta: quando posso considerarmi adulto nel processo di identificazione? Il bambino affida la sua speranza alla mano sicura della mamma. La qualità della fede, come la qualità della vita si misura dalla sfida della morte.
La fede è adulta quando sa posseder anche la morte. Questa è la fede adulta, quella che viene dal silenzio dell’interiorità, dove tutte le voci risuonano interessanti, ma dove nessuna può pretendere di darci quella ragione per vivere e per sperare di cui abbiamo bisogno. La fede ci costringe al coraggio solitario dei martiri: essa trova forza e sostegno in se stessa e non cerca l’appoggio del consenso e dell’applauso.
Il cammino è lungo e impegnativo. La fede che fa credere alla vita resta un atto personale accolto nella solitudine della propria interiorità.
Diventa fede adulta solo quando ciò che è stato ricevuto da una testimonianza,viene riconquistato personalmente.
Solo quando la fede raggiunge questa autenticità, diventa capace di generare vita attorno a sé, dando ad altri quelle ragioni per vivere e sperare, che sono state date a noi.
Se questa condizione viene disattesa, siamo costretti a disseminare di idoli i sentieri della nostra vita. Ci inquieta tanto la ricerca di ragioni per vivere che corriamo a spegnere la nostra sete alle cisterne piene di melma e diventiamo tanto affamati di speranza da affidarla alla prima situazione.
Il fondamento della nostra fede
Viviamo nella Spirito di Gesù. Siamo creature nuove. Il cap. 8 di S.Paolo ai Romani, è un inno, entusiasta e sorpreso alla potenza di Dio che ci fa “creature nuove” Rom. 8,5-17 – voi vi lasciate guidare dallo spirito Rom 7,15 Rom. 7,9-10 Roma. 7,24 Rom. 7,25 Rom 7,6 Rom. 8,2
Viviamo nello Spirito di Dio, egli è la sorgente della vita, è la forza che ci fa riconoscere Dio come Padre. Nello Spirito di Gesù siamo “già” creature nuove; lo siamo perché Dio ci ha fatto il dono di diventare nuovi. Il dato viene prima della sua consapevolezza. È un regalo assoluto? Ne siamo contenti? Se lo sappiamo, ci impegniamo a riconoscerlo nei fatti I testi della fede della Chiesa apostolica lo ripetono continuamente 1Gv. 1-2 1Gv. 4,10 1Gv. 3,29-30
Dio ci ha tanto amato per primo e ci ama per quello che siamo, non ci ha chiesto di convertirci per poterci amare. Certo dobbiamo cambiare vita,dobbiamo imparare a vivere da figli di Dio.
L’esistenza nello Spirito
“Se è lo Spirito che ci dà la vita, lasciamoci guidare allo Spirito” (Gal. 5,25)
Il dono di Dio precede la nostra libertà, la sollecita in una decisione di accoglienza o di rifiuto. Quale risposta siamo chiamati a dare al dono dello Spirito di Dio? La risposta deve essere piena, totale, convinta anche se ha bisogno di crescere in consapevolezza e intensità. La fede cristiana sottolinea un punto fondamentale: accogliamo Dio che ci chiama,quando ci impegnamo a costruire vita attorno a noi.
La responsabilità per la costruzione o distruzione della vita è affidata a noi. In ogni momento operiamo scelte in cui è in gioco la qualità della vita. Questi gesti e gli atti interiore che li sostengono esprimono in concreto il nostro sì a Dio, oppure sanciscono il nostro rifiuto al suo invito. Il confine tra accoglienza o rifiuto di Dio è determinato dall’impegno per la promozione della vita e dal perseguimento del bene morale, conosciuto in modo adeguato.
La constatazione è fondamentale: solo a questa condizione il dono dello Spirito è offerto veramente a tutti gli uomini.
Se Dio facesse riferimento esplicito allo Spirito di Gesù, per averne una risposta, molti uomini sarebbero esclusi, senza tanta colpa personale, non conoscono Gesù e non possono conoscere il dono del suo Spirito. Conoscere il senso della propria esistenza è cosa buona, ma non basta.
L’impegno che ci mettiamo non decide la presenza di Dio nella nostra vita: conoscenza e impegno sono il frutto di una presenza che ci trasforma cioè dello Spirito che ci permette di compiere la novità di vita.
Cosa ci assicura di agire alla luce di Dio? l’esperienza dello Spirito.
La riflessione teologica dà oggi questa risposta: la determinazione della decisione esistenziale è resa possibile dalla sintesi, realizzata nel profondo di ogni persona aperta e disponibile alla verità e alla autenticità, tra l’esperienza trascendente dello Spirito e l’incontro con l’oggetto particolare presentato qui ora alla libertà.
L’esperienza dello Spirito non è un influsso di Dio dall’esterno; consiste invece nel fatto che Dio si è comunicato tanto intensamente all’uomo da essere quella forza misteriosa che ci costruisce persone segnate dalla trascendenza. L’esperienza dello Spirito è la vita stessa di Dio comunicata all’uomo, attraverso la quale si realizza quasi una collaborazione operativa con Dio, in ogni gesto della nostra vita. Quando siamo chiamati a scegliere noi lo facciamo nella libertà e responsabilità personale; Dio sostiene la conoscenza e la libertà dell’uomo fino a orientare le nostre decisioni verso scelte alla luce di Dio.
La libertà personale non viene soffocata ma potenziata: questo è il bello di una presenza intima, profonda e misteriosa come è quella di Dio nella nostra vita. Proprio perché restiamo fondati nella libertà e nella responsabilità, abbiamo ogni giorno la possibilità triste del tradimento e del peccato. Questa presenza di Dio, intensa e misteriosa, è l’esperienza dello Spirito
Provo a riesprimere tutto con l’immagine familiare: l’amore. Due persone che si vogliono bene, sono presenti l’una all’altra anche se non lo sono fisicamente. Nelle scelte la persona amata è presente. Quando l’ispirazione viene soffocata allora avviene il tradimento. Ogni persona però decide alla luce dell’altra, quasi a rendere conto della propria scelta. Non la deve interpellare, è già presente come ispirazione decisiva. Questa è un po’ l’esperienza dello Spirito.
La fede è vivere il quotidiano dalla parte del mistero.
Una definizione di fede: “ la fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono” (Eb. 11,1) La fede non si interessa di alcuni problemi tutti suoi, non è l’adesione intellettuale ad alcune informazioni.
Oggetto della fede è l’esistenza quotidiana, la storia profana, che è storia di tutti dove si affaccia
l’avventura salvifica di Dio.
Una lettura di fede richiede il coraggio di leggere la realtà personale e collettiva, con uno sguardo che si fa sempre più penetrante, fino a toccare le soglie del mistero.
Dal momento che il mistero si incontra solo dentro il visibile, per coglierlo è necessario prima di tutto leggere bene questo visibile.
Ai riguardo, ci aiutano le molteplici scienze umane.
Esse ci aprono due livelli di lettura: in un primo livello di lettura analizziamo quello che constatiamo con gli strumenti della scienza e tecnica. Utilizzando i contributi della sapienza che l’uomo ha accumulato nel lungo cammino della sua storia, cogliamo anche quella trama nascosta delle cose e avvenimenti che sfugge allo sguardo superficiale e distratto.
Nel secondo livello di lettura andiamo alla ricerca del mistero, che resta collocato oltre la nostra scienza e sapienza.
Chi condivide questa prospettiva si chiede: quale mistero? Il mistero è l’amore di Dio per noi e la sua passione per la vita di tutti. Ha un volto: Gesù il Signore, crocifisso e risorto.
Lo strumento per accedere al mistero è la Scrittura, la Parola di Dio vissuta ed incarnata nella Chiesa.
Imparare a “leggere dentro” la vita quotidiana
Una lettura di fede richiede la capacità di uno sguardo complessivo che passa da quello che si vede a quello che non si vede. Non possiamo rifiutare le logiche della prima lettura con la scienza e sapienza umana; il momento decisivo è il coraggio di contemplare il mistero.
Senza questa immersione nel profondo, fatta di possesso nella speranza e di visione dell’invisibile, restiamo catturati dal fascino di quello che vediamo e ci troviamo sperduti nella trama confusa degli avvenimenti.
Il credente che vuole vivere da adulto nella fede, diventa una persona capace di leggere dentro la vita quotidiana: diventa un “contemplativo”. La contemplazione è una dimensione irrinunciabile per la vita di fede. Nella contemplazione ci tuffiamo nel mistero, viviamo il presente dalla prospettiva dell’invisibile: “possediamo già le cose che speriamo e conosciamo già le cose che non vediamo”. (Eb. 11,1)
Come possiamo dire a noi stessi di incontrare Dio nella vita quotidiana, senza incorrere nell’errore di scambiare come lettura di fede quello che è solo frutto dei nostri sogni e illusioni? Ecco alcune condizioni che ci aiutano a vivere di fede nel ritmo della vita quotidiana: saper ascoltare nel silenzio: il Signore ci parla nel silenzio….noi siamo abituati al frastuono … la voce di Dio invece dal silenzio e dobbiamo imparare a rivestirci di silenzio……la parola è sussurrata (Gv. 3,8); Sir. 48,1; l’incontro di Dio con Elia (1Re. 19,11-14) una ricerca mai interrotta: l’avventura di scoprire il mistero che la nostra vita si porta dentro non è mai conclusa. In presenza di un mistero che supera la capacità di comprensione sapiente, il credente si immerge nella fede. La decisione di fede è un salto coraggioso nel mistero che ci sovrasta. Questa decisione va sempre riconquistata e posseduta per tornare ogni giorno fresca e giovane nel santuario intimo di ogni persona: il luogo in cui la parola di Dio risuona è l’esistenza di ogni persona, quel santuario intimo e sacro che chiamiamo “coscienza”. È uno spazio che va liberato dagli idoli che lo affollano, è un luogo di libertà per l’ascolto la risonanza ecclesiale: ascolto, ricerca, contemplazione sono atti personali, non sono però un processo nell’isolamento, sono un atto ecclesiale, da vivere nella comunità. La comunità ecclesiale è come il grembo materno, come il bimbo è legato alla madre, così ogni scelta di fede non si può mai sparare dal nostro essere nella comunità ecclesiale. La comunità ecclesiale custodisce la fede dei figli che ha generato alla vita nuova Il rischio della fede.
In ogni gesto della vita ci troviamo di fronte ad una alternativa seria: comprendere le cose solo alla luce di quello che riusciamo a decifrare o riconoscere che la loro verità è più profonda, il cristiano accoglie il mistero come fondamento della sua esistenza. Vivere di fede è un rischio e una scommessa. Una lettura di fede della realtà rappresenta sempre il coraggio di abbandonare la propria presunzione nell’abbraccio di Dio. Vivere nella fede non è accettare una formula magica, ma Qualcuno; rinunciare ad abitare noi stessi in un geloso possesso, per lasciarci abitare da Dio.
……………………………………………………………………..
Questi sono appunti, presi dal libro di
Riccardo Tonelli, Vivere di fede nella via quotidiana, ed. LDC Torino
Iscriviti a:
Post (Atom)















