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mercoledì 25 agosto 2010

Pensavo & riflettevo:


                                                                                    Pensavo & riflettevo:



come mai spesso ci complichiamo da soli la vita, bisticciando, imprecando; quando siamo risentiti ed offesi, quando siamo in conflitto a torto o ragione con qualcuno o per qualcosa ?
Se ci pensiamo bene queste situazioni e stati d’animo che ne conseguono in prima battuta fanno del male a noi stessi.
In altri termini se abbiamo avuto da ridire con tizio per lo sgarbo ricevuto o con caio per il lavoro mal eseguito o per i loro possibili torti e comportamenti poco ortodossi e questo ci crea tensione, producendo in noi primariamente ansietà, risentimento o rabbia, facciamo innanzitutto del male a noi stessi, perché il clima di tensione negativa che si viene ad ingenerare si riflette primariamente su di noi e sulle persone che ci stanno a fianco.
Il nostro agire nei confronti di terzi non è sereno e anche se siamo in grado di tenere dentro di noi “camuffando il tutto con un’apparente indifferenza” questo stato di tensione altererà inevitabilmente i nostri rapporti, ed essi risentiranno di questo disagio che ci portiamo dentro.
Quale è la soluzione al problema: “Vivere lontano da tutti in cima ad una montagna o su un’isola sperduta o rivedere l’atteggiamento di fondo nell’affrontare situazioni poco piacevoli ed inevitabili conflitti di confronto con gli altri”?
Anche perché sono certo che, sia sulla cima di una montagna, sia su un’isola sperduta, avremmo da ridire sulle improvvise bizze del tempo o sulla natura che ci circonda animali compresi o su mille altri conflitti che si andrebbero inevitabilmente a creare generando in noi disagi e problemi; quindi per porre in essere queste soluzioni dovremmo adattarci a vivere “sotto una campana di vetro ermeticamente sigillata” lontana da occhi, dai condizionamenti ed interventi indiscreti di terzi di ogni ordine, natura e grado.
Forse la soluzione possibile a quanto sopra elencato potrebbe essere un diverso approccio alle problematiche che la vita di tutti i giorni inesorabilmente ci sottopone, apprendendo e praticando progressivamente ed in primo luogo, l’arte del saper accettare le differenze di vedute, di azioni del nostro prossimo, dopo di che, con la dovuta calma, (virtù in via di estinzione) il tutto sembrerà meno “ brutto “  di come  era apparso al primo impatto.
Facile a dirsi e difficile da applicare concretamente, in quanto la frenesia o il modo di vivere al quale ci siamo abituati ci porta ad agire quasi d’istinto; la cosiddetta mentalità moderna ci impone regole e canoni che sottostanno ad altre leggi, imponendo agire e risposte ben differenti da quelle accennate.
Ma quello che primariamente dovremmo recuperare, è la coscienza del crescere/capire che l’uomo è un essere capace di progredire e progredendo modificare e rimodellare se stesso, che l’uomo e in quanto tale, per quanto conosca è sempre maggiore ciò che non conosce e ciò che sempre gli resterà ancora da apprendere.

Concludendo; è bene ricordare che non esiste nessuno così povero da non poter dare e nessuno così ricco da non aver bisogno di ricevere, ma soprattutto dovremmo fare nostro un vecchio invito che San Paolo suggeriva nei suoi scritti alle prime comunità cristiane “....... siate lieti, ve lo ripeto ancora, siate sempre lieti, la vostra gioia sia nota a tutti. Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla”  (lettera ai Filippesi)



                                                                                                                                             
                                                                                                

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