Lettori fissi

Archivio blog

lunedì 29 novembre 2010


Vivi il presente come frutto del passato e punto di partenza per il  futuro......  ricondati che solo nel presente  puoi scegliere l'inferno o il paradiso in cui ogni istante immergi la tua vita.
m.z.

domenica 28 novembre 2010


Veritas vos liberabit




Vivete liberi gridava con forza San Paolo ai Galati, liberi dai condizionamenti imposti, liberi dai luoghi comuni, liberi anche dalle leggi degli uomini frutto spesso del proprio interesse e non del bene comune, liberi da ogni genere di schiavitù, liberi dall’oscurantismo dell’ignoranza, liberi dalla solitudine.
 Ma la libertà per lui era solo Cristo, e da Cristo aveva appreso la libertà di esprimere il meglio di sé stesso amando e donandosi al suo prossimo rompendo la logica del mondo.
 Amando coloro che non lo amavano per diversificarsi dai pagani i quali  amavano si, ma solo i loro amici, sapendo  cercare negli altri il bisogno d’amore che ha ogni essere vivente, sapendo capire e facendo emergere il bisogno di Dio anche in coloro a quali Dio era sconosciuto, sapendo vedere il fratello anche in chi appariva come il nemico.
“Se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli “ (Mt. 18,3)

Cosa voleva dire Gesù?
Cosa hanno i bambini che a noi adulti manca o non abbiamo più ?
Forse la capacità del fidarsi ?
Forse la capacità di lasciare parlare il proprio cuore ed ascoltarlo?
Forse la semplicità di chi sa far trasparire i propri sentimenti?
Forse la libertà di esprimerli senza vergognarsene?


da "lettera ad un caro amico   m.z.

giovedì 25 novembre 2010

Un bimbo che stava per nascere si rivolse al Signore: "Mi dicono che domani mi farai scendere sulla terra. Come potrò vivere così piccolo e indifeso?"
"Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te, ti proteggerà canterà per te parole dolci e tenere e con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare."
"Qual è il nome del mio angelo?" 
"Il suo nome non importa, tu la chiamerai ...Mamma".

giovedì 18 novembre 2010

Ed ogni anno nasce



Ed ogni anno nasce
  Ogni anno, nelle celebrazioni delle solennità Natalizie, ravviviamo in noi la memoria del nostro Dio che incontra l'uomo e dell'uomo che incontra Dio nella concreta realtà della natura umana. 
Il bambino nella mangiatoia è apertura al mondo, guarda con occhi franchi, è amico di tutti: così Dio  scorge nel Bambino ogni sua creatura.
E quel bambino è apertura al Padre, del cui aiuto ha bisogno come ogni bambino; a lui si affida e si rimette, consegnando a lui la sua povertà, la sua semplicità, l’evidente fragilità.
Così noi guardiamo il Padre con gli occhi del Figlio e per mezzo di lui l'umanità intera recupera il rapporto filiale con il Padre.
Il Bambino nella mangiatoia non è solo “ la lieta novella che ci viene recata”, diviene legge per la vita di ciascuno di noi: "Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà!"
Dobbiamo trasformare la nostra volontà e le nostre azioni secondo lo spirito dei bambini, imitando la loro disarmante franchezza, dobbiamo imparare l'audacia del bambino, che non dissimula la propria debolezza, ma sa, proprio perché è debole, che il padre avrà cura di lui.
Ma il Bambino nella mangiatoia esige da noi anche un altro atteggiamento: che ritorniamo ad essere bambini con lui tra i nostri fratelli, le nostre sorelle e nei confronti dell'umanità tutta.
Ed ogni anno nasce.


martedì 9 novembre 2010



Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un albero solitario.

Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.

Tieni stretta la vita,
anche se è più facile lasciarla andare.

Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanato da te.
                                                                 Nativi americani

lunedì 8 novembre 2010

libera interpretazione della leggenda di Jonathan l'albatros che non sapeva volare


   Jonathan era un grosso e goffo albatros lasciato dai suoi genitori su una piccolissima isola.  Vedeva volare intorno a se molti uccelli che progressivamente sparivano all’orizzonte. Anche lui sognando la libertà desiderava volare, sognando il paradiso che sicuramente si prospettava oltre l’orizzonte, oltre la sua piccola isola. Ma ogni volta il suo corpo goffo e la sua mole gli ricordavano che per alzarsi da terra e spiccare il volo, bisognava essere fatti in un'altra maniera, snelli e agili come i gabbiani, come tutti gli uccelli che liberi vedeva volare nel cielo. Lui viveva sulla sua isola priva di spazi piani, piena di sassi e rocce, che da sempre però lo aveva protetto da ogni pericolo. La sua voglia di volare tuttavia era talmente grande, il suo desiderio di alzarsi e libero sparire all’orizzonte era talmente forte ed ogni giorno più prepotente, che Jonathan decise di provare anche lui ad alzarsi in volo. Incominciò così, ogni giorno senza scoraggiarsi per gli insuccessi i sui tentativi di volo, tentando ogni  volta di realizzare il suo sogno ed ogni volta, alla fine della giornata, si riprometteva che domani, ……domani sarebbe sicuramente stato il giorno decisivo, che finalmente anche lui avrebbe gustato la libertà del cielo e si sarebbe anche lui, come gli altri uccelli, avviato verso l’orizzonte dove tutti si dirigevano.
Ogni giorno però prendeva la rincorsa, sbatteva le ali e inevitabilmente finiva a terra o in mare. Ma un bel giorno sentì dentro di sé che il desiderio era talmente forte, sicuramente più forte di tutte le altre volte, sicuramente più determinante. Jonathan allora guardò come se fosse l’ultima volta la sua piccola isola, grato perché lo aveva protetto dal vento, dalle burrasche, dalle sue paure e certezze consolidate infondendogli sicurezza e protezione, ma che gli aveva anche reso più difficile il tentativo di alzarsi in volo. Quel giorno, presa la rincorsa scese come tutti i giorni correndo lungo il pendio che finiva nel mare, man mano che scendeva la sua voglia di libertà e di volare cresceva, man mano sentiva la schiuma delle onde sempre più vicina, man mano sentiva che sarebbe stata la volta buona, che questa volta non sarebbe finito per terra o in mare come tutte le altre volte. Arrivato in fondo al suo solito percorso, questa volta successe ciò che aveva sempre sperato. Pian piano Jonathan si alzò in volo, prima di pochi centimetri quasi a sfiorare le onde, poi sempre di più, sempre più in alto, sempre più libero nello spazio del cielo, sempre più vicino a quell’orizzonte che aveva sempre sognato.           m.z.

La creazione dei Piemontesi
Il Creatore al sesto giorno, si era alzato di buon'ora e aveva impastato l'uomo e la donna, prima che facesse giorno.Adamo si era subito innamorato di Eva e, quando si era alzato il sole, avevano già fatto la frittata!Allora, le giornate erano molto più lunghe di oggi, mentre tutto il resto si faceva più in fretta.Questo, per dire che prima che spuntasse il giorno, che era il settimo, e prima che Nostro Signore incominciasse il riposo, sulle rive di un fiume si formavano già una mezza dozzina di tribù.E non sarebbe niente se non fosse che si cimentavano, mugugnavano, bisticciavano, si dice anche che una tribù avesse già trovato il suo Caino per forgiare le armi e appuntire le pietre.E' stato allora, che San Michele è andato dal Creatore e gli ha detto: " Padre Santo, io so che fate tutto bene, e chiedo scusa, ma guardando giù le valli del mondo, vedo che le genti che avete messo dentro, sono razze cattive e maleducate.Perché Nostro Signore non crei una razza con un po' di giudizio nella testa, una razza che, senza chiacchierare troppo si ingegna a mettere un po' di ordine nella terra. Una razza che insegna a quelli dei campi e delle vigne a tenere bene le piante e i fiori. Una razza che sappia lavorare per sé e per gli altri e che al tempo giusto sappia tenere e menare il bastone? "Il Creatore, che si era già messo le pantofole nei piedi e la cuffia in testa, come si usava allora, aveva ascoltato San Michele con la bocca aperta. Più il tempo passava, più si sentiva contento di aver creato un angelo così in gamba e all'avanguardia.E salendo su una nuvola, aveva guardato giù verso la gentaglia che continuava a farsi dispetti e a spingersi. "Spostati! Questo è mio! Sono arrivato prima io!"Si era voltato disgustato arricciando il naso e scuotendo la testa: "Devo proprio fare un'altra razza, come dici tu, ma una razza che abbia la testa sul collo!La testa sul collo, non sulle spalle come tutti gli altri. Una razza che s'ingegna, che metta ordine, che accudisca, che lavori per sé e per gli altri!!"Il Creatore si era calato sulle montagne e con la terra nera, l'acqua chiara, il sole caldo e la roccia dura aveva fatto la razza piemontese con la testa sul collo."Vai e lavora mettendo giudizio per tutti...." Aveva detto al primo piemontese.Ma nella fretta, Nostro signore, si è dimenticato di dargli il bastone da tenere e da menare.E così che i piemontesi sono ancora come li ha fatti Nostro Signore. Lavorano per sé e per gli altri, mettendo giudizio per tutti.Il brutto è che quelli che hanno la testa sulle spalle, hanno continuato a tenere e menare il bastone sulla schiena degli stupidi che hanno la testa sul collo!

leggende Navajos



ll Distruttore, figlio del dio Sole, si mise in cerca un giorno delle quattro streghe, perché voleva ucciderle.
La prima che incontrò tremava e si torceva al suo cospetto, però non di paura. Freddo era il suo nome. "Se tu mi uccidi" disse "Il caldo regnerà e il grano non potrà crescere senz'acqua che lo bagni."
Il Distruttore disse: "Vecchia hai ragione, io non ti ucciderò".
Fame era la seconda, ella così parlò: "Se tu mi uccidi il cibo verrà a noia alla tua gente". Ed egli disse: "E vero, la gioia di ogni festa sparirebbe con te. Io non ti ucciderò".
La terza era Povertà. "Uccidimi" ella disse "Sono così infelice! Però sappi che morta io mai più i vestiti potranno consumarsi e la tua gente non avrà più il sapore delle cose nuove."
Ed egli disse: "È vero, la mia gente gode degli abiti nuovi. Non ti ucciderò".
L'ultima strega, la più vecchia e curva, disse: "Se tu mi uccidi, la Gente non morirà mai più, né nuovi bambini nasceranno, al mondo sarà un popolo di vecchi.
Lasciami andare e la Gente crescerà, giovani forti prenderanno il posto dei vecchi che prenderò per mano.
Sono la Morte, amica non compresa della Gente."
"Nemmeno te posso uccidere" concluse il Distruttore.
È così che Morte, Miseria, Fame e Freddo, vivono tra di noi.
Il figlio del Sole, tornato dal suo viaggio, spiegò a tutti quanti queste cose.


venerdì 5 novembre 2010


Da un canto degli indiani Navajos

Non piangete sulla mia tomba non è lì che sono.
Sono là dove i mille venti spirano,
sono il bagliore accecante della neve,
sono il raggio di sole sul grano maturo,
sono la pioggia di autunno che cade leggera
al Vostro risveglio nella quiete del mattino,
sono il lesto frullare di ali nel cielo,
sono il chiarore delle stelle nella notte buia.

Non piangete sulla mia tomba, non è li' che sono.

Saggezza Navajos








Saggezza Navajos 
Una sera un vecchio indiano raccontava ai giovani della tribù il combattimento che avviene dentro ogni persona.  
Disse:
"c'è una lotta tra due lupi all'interno di ognuno di noi. 
Uno è il male che è: rabbia,invidia,colpa,amarezza,gelosia,dolore,rimpianto, avidità,arroga-nza,autocommiserazione,senso di inferiorità,bugie,orgoglio, superiorità e l'egoismo. 
L'altro lupo è il bene che è:
gioia,pace,amore,speranza,serenità,umiltà,gentilezza,benevolenza, empatia,generosità,verità,compassione e fede.”  
"I giovani navajos rifletterono un momento, poi chiesero al vecchio: "Quale lupo vincerà?”.
Il vecchio rispose semplicemente:
                                            "Quello a cui darete da  mangiare