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mercoledì 12 settembre 2012


 
 
 
 Dedicata al governo Monti e …..ai suoi professori  .

 

Un contadino aveva fatto studiare il proprio figlio e quando quest’ultimo ebbe preso al licenza tornò a casa per mettere a frutto quanto appreso.

Il figlio ansioso di dimostrare la sua bravura convocò il padre e con voce solenne disse” A scuola mi hanno insegnato che per avere dei risparmi bisogna evitare gli sprechi, diminuendo le spese e aumentando le entrate; per cui caro babbo dimmi quali sono le nostre entrate e come amministri le finanze di casa”.

Il buon uomo rispose: “Vedi figliuolo la nostra è una vita dura, da sempre ci accontentiamo, la maggiore voce di spesa sono gli alimenti per noi e per l’asino che ci aiuta nel lavoro dei campi, il poco che ci rimane lo spendiamo per qualche vestito, per te, per accantonare due soldi per imprevisti e vecchiaia e per il giorno che ti vorrai sposare”.

Il ragazzo rimase un po’ interdetto, ma ripresosi e volendo comunque contribuire al riassetto delle finanze famigliari, studiò come limare a destra e manca le spese, far aumentare gli introiti e dimostrare che, studiando il tutto a tavolino e con un po’ di bravura, era possibile riformulare ed ottimizzare il bilancio famigliare.

Dopo due giorni di attenta analisi sentenziò “Padre per diminuire le spese inizieremo col dar da mangiare meno fieno all’asinello e vedrai che lui poco per volta si abituerà alla sua razione e noi risparmieremo più soldini”.

Il padre ebbe da obbiettare, sottolineando al figlio che dando meno fieno al somaro questi poteva avere meno forze per i lavori nei campi, ma per non contrariare il figlio economista acconsentì.

La povera bestia sulle prime e suo malgrado si abituò a razioni sempre più scarse, essendo di robusta costituzione e come si suol dire “facendo di necessità virtù”, non diede cenni di cedimento, compensando con grandi bevute di acqua le minori entrate di fieno e i gorgoglii dello stomaco.

Da parte sua Il figlio orgoglioso del suo successo volle migliorare la sua teoria, diminuendo sempre più la razione spettante all’asino alla fine di ogni giornata di duro lavoro.

L’esperimento finanziario si protrasse sino a presentare per pasto, alla povera bestia, un pugnetto striminzito di fieno.

Inoltre vanto e orgoglio del giovanotto era che, grazie alla sua teoria, l’animale aveva una linea invidiabile e non più quell’orrenda pancia gonfia ed ingombrante tipica di tutti i componenti della sua razza.

Digiuna e lavora oggi, lavora e digiuna domani, alla fine la povera bestiola morì di stenti e di fame.

 

Conclusioni

 

- Da diversi anni sento promettere dai nostri governanti politiche, impegni ed aiuti a sostegno del settore dell’artigianato, e delle attività produttive in genere, facilitazioni per l’accesso al credito della piccola e media impresa, essendo dati alla mano,  il settore trainante e vitale della nostra economia.

- Da diversi anni al di là delle parole, il settore dell’artigianato della piccola e media impresa è sempre più oberato da tasse, balzelli, difficoltà con il settore creditizio/bancario, freni burocratici,  con i vari enti statali che tranquillamente aumentano i loro “premi” (inps,Inail, Ccia ecc.) con continui ritocchi e richieste a loro favore, per poter sanare, a loro dire, il loro bilancio, senza parlare delle azioni di Equitalia che di equo ha solo il nome e non certo metodi e logica di intervento.

Per diversi anni abbiamo sentito ripetere che non avrebbero mai messo le mani nelle tasche degli italiani ( per forza ci  hanno portato via i pantaloni)

 

- Domanda: non è che i vari ministri dell’attuale governo e i loro predecessori abbiano anch’essi studiato alla scuola presso la quale si era diplomato il figlio del nostro contadino?

Faremo inevitabilmente la fine immeritata del somaro sopra descritto prima che qualcuno si decida a fare concretamente qualcosa ?

Quanti si dovranno ancora impiccare, dare fuoco o togliersi la vita nell’indifferenza generale, o in altre maniere perché la vergogna di non essere più in grado di provvedere alla propria attività e alla propria famiglia è diventata insostenibile grazie a governanti che “ predicano bene e razzolano male” , distanti anni luce dalla realtà quotidiana?

 

 

 

 

lunedì 10 settembre 2012


Movimento per un Mondo Migliore

“LA PARROCCHIA REALTA’ E COSCIENZA DELLA CHIESA”

La parrocchia è la comunità dei fedeli che rende visibile la missione della Chiesa in un determinato territorio: essa è una articolazione della Chiesa diocesesana,Il territorio  e luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella parola e plasmata dall'Eucaristia. In questo territorio - che è ben più che la somma degli spazi - lo Spirito del Signore ha scritto e scrive la storia... la storia di ognuno... la storia della Chiesa.

LA PARROCCHIA NELLA COSCIENZA DELLA CHIESA

 1. La parrocchia rappresenta tuttora la fondamentale articolazione della Chiesa particolare e del suo ministero pastorale ordinario. Il Concilio Vaticano II e il Codice di diritto canonico ne offrono una descrizione che si può esprimere in questi termini: la parrocchia è una comunità di fedeli solitamente territoriale, nell'ambito della diocesi, presieduta dal parroco. Essa "localmente... rende presente in qualche modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra" ed è soggetto attivo della missione della Chiesa stessa. Tali principi sono riproposti dal magistero del Papa e dei vescovi.

2. Gli elementi contenuti nella suddetta descrizione orientano il pensiero e l'azione pastorale della Chiesa, che considera la parrocchia come forma privilegiata della sua presenza e quindi come particolarmente adatta a disegnare il volto popolare della comunità cristiana. La parrocchia deve continuare ad essere, anche nelle mutate condizioni socio-civili, la forma principale di presenza della missione della Chiesa per la vita della gente.

 LA PARROCCHIA COME FIGURA DI CHIESA 

1. La rinnovata scelta pastorale della parrocchia da parte della Chiesa si fonda sul fatto che essa realizza un'autentica figura di Chiesa. La parrocchia, infatti, è la comunità dei fedeli che rende visibile la missione della Chiesa in un determinato territorio: essa è un'articolazione pastorale della Chiesa diocesana.

2. In quanto figura di Chiesa, la parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall'Eucaristia. Nasce da qui il privilegio della parrocchia a valere come realtà di Chiesa. Essa è il luogo della pastorale ordinaria, nella quale la fede può diventare accessibile a tutti e ad ogni condizione di esistenza.

Ciò deriva intimamente dal suo essere "la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie"e che "vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi", diventando "la casa aperta a tutti e al servizio di tutti".

3. Le linee del rinnovamento pastorale della parrocchia possono essere indicate in tre direzioni complementari:

I. la parrocchia luogo della pastorale ordinaria;

II. la parrocchia luogo della corresponsabilità pastorale;

III. la parrocchia luogo della dinamica missionaria.

 

I. LA PARROCCHIA LUOGO DELLA PASTORALE ORDINARIA

LA PARROCCHIA E LA FORMAZIONE DEL CRISTIANO ADULTO

1. Il fatto che la parrocchia sia luogo ordinario della vita cristiana, qualifica la sua azione pastorale come ordinaria, cioè come cura della comunità e di tutte le persone, come attenzione a tutte le tappe dell'esistenza e alle diverse forme della vita cristiana. La parrocchia È luogo nel quale la fede può diventare accessibile a tutti entro le condizioni della vita quotidiana. I diversi aspetti dell'esistenza (quali la professione, il matrimonio, gli impegni personali, sociali e politici) trovano nella vita della comunità parrocchiale il luogo in cui possono essere interpretati e vissuti alla luce del Vangelo.

2. Meta di questa azione pastorale ordinaria È la formazione del cristiano perché diventi adulto nella fede, membro consapevole della comunità credente e testimone del Vangelo nel mondo. La parrocchia, quindi, ha il compito fondamentale di accompagnare la costante maturazione di ogni vocazione specifica e valorizzare i carismi e i ministeri, coltivandone la complementarietà nella comunità cristiana: l'immagine di Chiesa che la parrocchia presenta deve promuovere sempre più una fraternità evangelica con la variegata ricchezza delle vocazioni. Ciò comporta un profondo rinnovamento nella pastorale e un'attenzione specifica alla formazione della comunità degli adulti.

LA PARROCCHIA LUOGO DELLA PASTORALE ORDINARIA

1. La vita parrocchiale si esprime principalmente nella pastorale ordinaria, cioè globale e integrale, e deve sostenere i momenti che accompagnano lo scandirsi delle diverse fasi dell'esistenza cristiana. Il rinnovamento della parrocchia intende riprendere creativamente la fiducia nel carattere formativo dell'azione pastorale ordinaria, puntando a qualificare i gesti della vita cristiana, le "occasioni" dell'esistenza, il discernimento delle situazioni personali, il servizio della carità, ecc.

L'azione pastorale ordinaria della parrocchia richiede riflessione e progettualità e non va lasciata all'improvvisazione o alla abitudinarietà. Perciò occorre saper scoprire e presentare chiaramente le priorità, le precedenze, le gerarchie di valore, nella complessa e non sempre ordinata attività pastorale.

2. L'azione pastorale ordinaria richiede una positiva attenzione, soprattutto nella grande città, ai settori e agli ambienti che non sono normalmente raggiunti dall'intervento delle parrocchie. L'impegno di altri soggetti ecclesiali verso momenti consistenti della vita delle persone nei vari ambienti non può, però, portare la parrocchia, proprio in quanto luogo e soggetto di pastorale ordinaria, a ignorare questi ambiti di vita. Deve esserci, invece, una sintonia d'intenti tra la parrocchia e gli altri soggetti ecclesiali e un coordinamento della loro azione nell'unica missione della Chiesa particolare.

3. La pastorale ordinaria della parrocchia, espressa dalla totalità dei suoi membri, non si ferma alla gestione dell'esistente, ma deve assumere oggi un respiro veramente missionario, nella fiducia che l'ascolto della Parola e i gesti della fede vissuti nello Spirito santo, hanno la capacità di evangelizzare la vita delle persone, di plasmare la figura della comunità, di sottrarre alla dispersione anche i quartieri più anonimi, di tessere una trama di rapporti di prossimità, che, a partire dalla centralità dell'Eucaristia, possono contribuire anche a delineare positivamente il volto sociale e civile delle comunità.

IL SIGNIFICATO DEL TERRITORIO

1. Il territorio costituisce l'elemento proprio per il quale la parrocchia si presenta come luogo di vita cristiana per tutti i fedeli e ambito di pastorale ordinaria.

2. Sono note le difficoltà di cui soffre la parrocchia territoriale nel nuovo contesto civile urbano, caratterizzato dalla dislocazione degli spazi esistenziali e in genere dalla facile mobilità che porta le persone a vivere fuori parrocchia diversi momenti della loro vita quotidiana (lavoro, scuola, tempo libero e festa, malattia e la stessa morte). Nonostante tali difficoltà, la parrocchia, proprio a partire dalla sua stessa configurazione territoriale, continua ad essere la comunità ecclesiale fondamentale e a rispondere a una dimensione di servizio evangelico aperto a tutti.

3. Per essere parte della comunità parrocchiale è sufficiente infatti appartenere al territorio della parrocchia stessa e quindi non sono necessari altri requisiti di tipo personale (come ad esempio questa o quella condizione sociale, questa o quella spiritualità, questo o quel grado di istruzione). In forza del suddetto principio, tutti i fedeli sono uguali di fronte alla comunità; uguali non nelle qualità e nelle vocazioni, ma nella dignità e nell'importanza. Per tale motivo, tutti fanno parte della stessa comunità proprio come avviene per i figli di una sola famiglia. Il territorio, nel suo valore umano, può essere il luogo concreto dove la libertà delle persone si apre alla comunione che è suscitata dall'annuncio evangelico, ed È celebrata e approfondita dalla liturgia.

4. Il riferimento territoriale comporta e, di conseguenza, impegna a una uguale attenzione pastorale verso tutti i fedeli, anzi verso tutte le persone che abitano nel territorio della parrocchia, al di là delle differenze personali. Pertanto, si deve evitare di considerare membri della parrocchia soltanto alcuni fedeli, trascurandone altri e di limitare l'azione pastorale ai soli praticanti. Al contrario la pastorale parrocchiale deve avere uguale attenzione verso tutti, compresi i non battezzati, e deve avere un'attenzione diversificata per ogni condizione di vita.

5. La territorialità della parrocchia ha come ulteriore conseguenza, che tutti i fedeli vivano in vicinanza reciproca e quindi siano uniti in modo concreto e visibile: proprio perché abitano nello stesso territorio i fedeli possono stare insieme, conoscersi, coltivare la fraternità, attuare insieme la missione della Chiesa. La vicinanza nel territorio facilita la celebrazione dell'Eucaristia nello stesso luogo e ciò crea una rete di rapporti di prossimità, che trovano appunto nella celebrazione liturgica, il proprio centro.

 

LA PARROCCHIA LUOGO DELLA CORRESPONSABILITA' PASTORALE e  SOGGETTO DELL'AZIONE PASTORALE

1. L'azione pastorale della parrocchia ha come soggetto non il solo parroco, con gli altri eventuali presbiteri, ma l'intera comunità, animata da vocazioni, carismi e ministeri diversi e contrassegnata da un vivo senso della corresponsabilità. Tale soggettività dell'intera comunità parrocchiale non può limitarsi a essere un'affermazione astratta, ma deve tradursi in realtà concreta in ciascuna parrocchia.

2. Affinché la comunità parrocchiale sia effettivamente tale, e sia così possibile un'azione pastorale comune, è necessario sviluppare in essa, con le iniziative più opportune (a livello catechetico, di predicazione, di formazione personale), alcuni presupposti quali:

- una viva coscienza di appartenenza alla Chiesa come realtà di comunione e di corresponsabilità,

- un'autentica vita di carità,

- una reale capacità di dialogo e di confronto,

- un'attenta promozione delle diverse vocazioni e dei diversi ministeri,

- un appassionato attaccamento alla propria comunità ecclesiale insieme a una grande apertura alla cattolicità della Chiesa e alla sua missionarietà.

3. Espressione oggettiva, segno e alimento della comunione che anima e fonda la comunità visibile della parrocchia, è il progetto pastorale, alla cui elaborazione e attuazione tutti e ciascuno sono chiamati, secondo i propri carismi e ministeri, a portare il loro responsabile contributo.

4. Un ruolo fondamentale per la realizzazione di una vera comunità parrocchiale, capace di essere vero soggetto di pastorale, è quello del parroco: a lui, come pastore proprio della parrocchia, è affidato il ministero della presidenza, non come modalità esaustiva di tutta l'azione pastorale, ma come compito di guida dell'intera comunità nella realizzazione di una comunione di vocazioni, ministeri e carismi e nell'individuazione e nell'attuazione delle linee del progetto pastorale.

5. Fanno parte della comunità parrocchiale, e in essa devono attivamente esprimersi, tutti i fedeli, compresi quelli che non esercitano uno specifico ministero. Vanno conosciuti e valorizzati i loro carismi personali e anche quelli delle aggregazioni ecclesiali in cui essi sono eventualmente inseriti, come ricchezza per tutta la comunità parrocchiale.

6. Particolare risalto va dato alla presenza in parrocchia di consacrati: secondo la loro specifica vocazione e con i carismi che sono loro propri, essi, anche se non svolgono direttamente un ministero parrocchiale, sono parte dell'unica comunità parrocchiale e contribuiscono significativamente alla sua crescita e alla sua azione pastorale.

7. Strumento fondamentale per l'azione pastorale della comunità parrocchiale È il consiglio pastorale, quale organismo che vede, con la presenza del parroco, anche quella dei rappresentanti dell'intera parrocchia e si qualifica come soggetto di programmazione dell'azione pastorale.

LA COMUNITÀ VISIBILE E IL PROGETTO PASTORALE

1. La parrocchia è una comunità visibile di credenti. La comunione deve tradursi in un cammino pastorale unitario, perché la crescita personale e comunitaria sia veramente al servizio della edificazione della Chiesa. La necessità che la comunione si esprima anche ad un livello di visibilità e di convergenza pastorale intende evitare la dispersione o l'egemonia di persone o gruppi particolari e favorire la presenza e la crescita di tutti i fedeli con i propri carismi.

E' compito del presbiterio costruire l'unità dell'azione pastorale della parrocchia così che le molteplici realtà (quali: oratorio, gruppi parrocchiali, associazioni, movimenti) esprimano la medesima cura che la comunità cristiana ha per i diversi soggetti.

2. E' importante, sia per il parroco sia per la comunità, seguire criteri oggettivi per l'azione pastorale. Ciò non significa che, a incominciare dallo stesso parroco, ogni fedele non debba portare nella vita e nell'attività della parrocchia tutta la ricchezza della propria personalità; questo però deve avvenire in un'ottica di comunione e di fedeltà al Vangelo di Cristo e all'insegnamento e alle scelte, anche di natura pastorale, della sua Chiesa, evitando ogni forma di soggettivismo.

3. Un'espressione della comunione pastorale, che diventa strumento di oggettività per tutta la parrocchia È il progetto pastorale. Le linee fondamentali del progetto pastorale di ogni parrocchia sono quelle disposte dalla Chiesa universale e da quella diocesana, ma queste vanno precisate per il cammino della concreta comunità parrocchiale ad opera, in particolare, del parroco con il consiglio pastorale.

4. Il progetto pastorale di ogni parrocchia deve interpretare i bisogni della parrocchia, prevedere la qualità e il numero dei ministeri opportuni, scegliere le mete possibili, privilegiare gli obiettivi urgenti, disporsi alla revisione annuale del cammino fatto, mantenere la memoria dei passi già compiuti. Esso È un punto di riferimento obiettivo per tutti, presbiteri, diaconi, consacrati e laici; come pure per tutte le associazioni, i movimenti e i gruppi operanti in parrocchia.

5. Va tenuto, infine, presente che la precisazione dei criteri oggettivi di conduzione della parrocchia favorisce la continuità della sua vita anche al di là del cambiamento dei suoi stessi pastori.

I MINISTRI ORDINATI NELLA PARROCCHIA

1. Il parroco e gli altri presbiteri presenti in parrocchia costituiscono il presbiterio parrocchiale. Esso deve essere luogo di vera fraternità presbiterale, che deve esprimersi in una chiara testimonianza di comunione per la comunità parrocchiale e in un'azione pastorale comune a favore degli altri componenti della parrocchia e con la loro collaborazione (cf cost. 481).

2. Il parroco, come pastore proprio della parrocchia, ha un ministero necessario nella parrocchia: a lui spetta in particolare la responsabilità di far crescere l'insieme della comunità come soggetto pastorale. Egli rappresenta il ministero della presidenza del vescovo sotto la sua autorità entro l'intera comunità dei fedeli e anche in seno al presbiterio parrocchiale. E' l'uomo della comunione e ha la cura della comunità nel suo insieme. Egli esercita la presidenza dell'assemblea, è a tutti accessibile, nei confronti di tutti in debito del Vangelo. Questo compito obiettivo del suo ministero lo espone ad alcuni rischi che possono essere evitati se tutta la comunità, presbiteri, diaconi, consacrati e laici, si lascia condurre dal desiderio di edificare la Chiesa.

3. La cura del progetto pastorale, la buona presidenza della comunità e dei suoi organi rappresentativi sono condizioni necessarie per il fecondo sviluppo della comunità parrocchiale. Il servizio del parroco, e dei suoi collaboratori, nella triplice funzione di insegnare, santificare, governare, non può limitarsi alla comunità dei fedeli, ma deve essere rivolto, con tensione missionaria, a tutti gli uomini e le donne del territorio affidato alle loro cure, perché non manchi a nessuno l'annuncio del Vangelo e un segno adeguato della vicinanza della Chiesa.

I FEDELI LAICI NELLA PARROCCHIA

1. Il luogo primario in cui la generalità dei fedeli laici è chiamata a prendere coscienza della propria vocazione e della propria corresponsabilità ecclesiale è la parrocchia. Essa costituisce spesso anche l'ambito in cui i laici vivono la propria vocazione, assumono ministeri ecclesiali, si impegnano in organismi di corresponsabilità.

2. Ogni fedele laico va aiutato dalla comunità parrocchiale a scoprire la propria vocazione e a valorizzare i doni ricevuti dal Signore, per essere sempre più suo discepolo e testimone del Vangelo non solo nell'ambito della parrocchia, ma anzitutto nelle condizioni e negli ambienti della vita quotidiana (quali: famiglia, lavoro, scuola, impegno socio-politico). Vanno, però, proposte a tutti i fedeli, soprattutto a coloro che offrono la propria disponibilità, avendo scoperto in se stessi una chiamata da parte del Signore, le forme di impegno ministeriale nell'azione pastorale, con cui si costruisce la vita della comunità parrocchiale, senza mai dimenticare che la partecipazione di tutti i fedeli, anche di coloro che non assumono uno specifico ministero, si esprime anzitutto attraverso la testimonianza comune della fede, della speranza e della carità.

3. Nuove figure ministeriali e missionarie ridisegnano concretamente l'agire della parrocchia: i ministri straordinari dell'Eucaristia, gli animatori nelle celebrazioni liturgiche, i catechisti, gli educatori e gli animatori dell'oratorio, le Caritas parrocchiali, l'Azione Cattolica, i gruppi missionari e gli altri operatori pastorali, animano una multiforme presenza della comunità cristiana che interviene capillarmente sul territorio. Occorre valorizzare queste presenze, sottraendole all'improvvisazione, facendole diventare in concreto figure esemplari per l'edificazione della comunità e accessibili a tutti i fedeli.

4. La presenza di aggregazioni ecclesiali va riconosciuta in linea di principio come un dono autentico del Signore alla Chiesa del dopo Concilio. Una presenza quindi che, anche a livello parrocchiale, va accolta con favore e valorizzata per ciò che rappresenta, va sottoposta a discernimento, va incoraggiata a essere di stimolo e di crescita alla comunione e alla dinamica missionaria dell'intera comunità, evitando posizioni di isolamento, di elitarismo o di pretesa esclusività. Va comunque rispettato il diritto che scaturisce dal battesimo, ed è proprio di ogni fedele, "di seguire un proprio metodo di vita spirituale conforme alla dottrina della Chiesa e il diritto di scegliere una realtà aggregativa, quale forma per vivere la propria partecipazione alla comunione e alla missione della Chiesa" Eventuali difficoltà si comporranno, già nella stessa comunità parrocchiale, in uno spirito di reale dialogo, sapendo che è necessario che le aggregazioni laicali si mettano sempre più a servizio della comunità, se ne sentano parte viva e ricerchino in ogni modo l'unità, anche pastorale, con la Chiesa particolare e con la parrocchia.

 I CONSACRATI NELLA PARROCCHIA

1. La presenza di consacrati nella parrocchia illumina tutte le vocazioni cristiane sul significato dei consigli evangelici, perché ogni cristiano viva in pienezza il messaggio evangelico secondo la propria vocazione. I consacrati e le consacrate presenti nella comunità edificano attraverso la testimonianza della loro vocazione l'intera comunità e servono alla venuta del regno di Dio collaborando all'azione pastorale, educativa e di carità. Essi vivano in un rapporto di fraternità con i presbiteri, i diaconi e i laici, partecipino alla progettazione del lavoro pastorale, favoriscano momenti comuni di preghiera liturgica e contemplativa particolarmente con i presbiteri. La comunità parrocchiale abbia cura di valorizzare e promuovere le vocazioni di speciale consacrazione.

2. La presenza di consacrati, in forma individuale o comunitaria, è particolarmente preziosa in una parrocchia, quando essi assumono esplicitamente dei ministeri nella pastorale parrocchiale e nei relativi organismi di partecipazione. In questo caso, l'intera comunità parrocchiale deve sapere valorizzare le specificità e le sensibilità che il carisma proprio dei consacrati porta alle attività pastorali. A loro volta i consacrati, nel rispetto della loro identità e dei ritmi della vita comune, devono sentirsi parte della comunità parrocchiale, partecipando in pienezza alla sua vita e alle sue iniziative.

IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

1. Un momento significativo della partecipazione all'azione pastorale della parrocchia si realizza anche mediante il "consigliare nella Chiesa", in vista del comune discernimento per il servizio al Vangelo. Il consigliare nella Chiesa non è facoltativo, ma è necessario per il cammino da compiere e per le scelte pastorali da fare. Il consiglio pastorale parrocchiale, nel suo settore e con la sua specificità, il consiglio parrocchiale per gli affari economici, sono un ambito della collaborazione tra presbiteri, diaconi, consacrati e laici e uno strumento tipicamente ecclesiale, la cui natura è qualificata dal diritto-dovere di tutti i battezzati alla partecipazione corresponsabile e dall'ecclesiologia di comunione.

2. Il consiglio pastorale, in una corretta visione ecclesiologica, ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l'immagine della fraternità e della comunione dell'intera comunità parrocchiale di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall'altra costituisce lo strumento della decisione comune pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi. Il consiglio pastorale è quindi realmente soggetto unitario delle deliberazioni per la vita della comunità, sia pure con la presenza diversificata del parroco e degli altri fedeli. E' quindi possibile definirlo organo consultivo solo in termini analogici e solo se tale consultività viene interpretata non secondo il linguaggio comune, ma nel giusto senso ecclesiale. I fedeli, in ragione della loro incorporazione alla Chiesa, sono abilitati a partecipare realmente, anzi a costruire giorno dopo giorno la comunità; perciò il loro apporto è prezioso e necessario. Il parroco, che presiede il consiglio e ne è parte, deve promuovere una sintesi armonica tra le differenti posizioni, esercitando la sua funzione e responsabilità ministeriale. L'eventuale non accettazione, da parte del parroco, di un parere espresso a larga maggioranza dagli altri membri del consiglio potrà avvenire solo in casi eccezionali e su questioni di rilievo pastorale, che coinvolgono la coscienza del parroco e saranno spiegati al consiglio stesso. Nel caso di forti divergenze di pareri, quando la questione in gioco non è urgente, sarà bene rinviare la decisione ad un momento di più ampia convergenza, invitando tutti ad una più matura e pacata riflessione; invece nel caso di urgenza, sarà opportuno un appello all'autorità superiore, che aiuti ad individuare la soluzione migliore.

3. Un buon funzionamento del consiglio pastorale non può dipendere esclusivamente dai meccanismi istituzionali, ma esige una coscienza ecclesiale da parte dei suoi membri, uno stile di comunicazione fraterna e la comune convergenza sul progetto pastorale. Una buona presidenza richiede al parroco qualità come la disponibilità all'ascolto, la finezza nel discernimento, la pazienza nella relazione. La cura per il bene comune della Chiesa domanda a tutti l'attitudine al dialogo, l'argomentazione delle proposte, la familiarità con il Vangelo e con la dottrina e la disciplina ecclesiastica in genere. E' inoltre richiesta la necessità di una formazione assidua per coltivare la sensibilità al lavoro pastorale comune e va garantita la continuità, ma anche il ricambio, dei membri del consiglio.  

4. Il consiglio pastorale è obbligatorio per tutte le parrocchie della diocesi. Criteri obiettivi di composizione, di rappresentanza e di funzionamento pastorale sono precisati nell'apposito direttorio diocesano, tenendo conto delle diverse tipologie di parrocchia presenti in diocesi. La durata del consiglio pastorale è di cinque anni e la comunità parrocchiale favorisca in ogni nuova composizione una intelligente e opportuna alternanza dei suoi membri.

5. Il consiglio, consapevole di non esaurire le possibilità di partecipazione corresponsabile di tutti i battezzati alla vita della parrocchia, riconosca, stimi e incoraggi le altre forme di collaborazione, in piena comunione con il parroco, per la costruzione della comunità.

6. Il consiglio pastorale si preoccupi di coinvolgere, ascoltare e informare tutta la comunità cristiana a proposito delle principali questioni pastorali inerenti la vita della parrocchia, ricercando gli strumenti più opportuni ed efficaci, compresa l'assemblea generale parrocchiale che può essere particolarmente utile in sede sia di progettazione sia di verifica.

IL CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI ECONOMICI

1. Il consiglio per gli affari economici È lo strumento di partecipazione per la cura pastorale dei beni e delle attività parrocchiali. E' obbligatorio in ogni parrocchia, come aiuto al parroco per la sua responsabilità amministrativa ed è regolamentato dalle costituzioni sinodali che trattano l'amministrazione della parrocchia (cf cost. 339), oltre che dall'apposito regolamento diocesano.

2. Tra il consiglio pastorale e il consiglio per gli affari economici vanno mantenuti stretti rapporti. In particolare:

a) un terzo dei suoi membri viene nominato su indicazione del consiglio pastorale, mentre gli altri due terzi vengono nominati direttamente dal parroco, sentiti gli altri presbiteri addetti alla parrocchia;

b) in generale l'opera del consiglio per gli affari economici deve iscriversi negli orientamenti tracciati dal consiglio pastorale, al quale renderà conto mediante una relazione annuale sul bilancio;

c) le scelte di natura economica che hanno un forte rilievo pastorale, la saggia determinazione di quali beni siano necessari alla vita futura della comunità, la decisione di alienare alcuni beni che fossero di aggravio per la loro gestione, esigono di acquisire un parere previo del consiglio pastorale parrocchiale.

3. Il consiglio per gli affari economici è moralmente responsabile con il parroco davanti alla comunità parrocchiale del corretto e puntuale assolvimento di tutti gli adempimenti e delle obbligazioni che, per diritto canonico o norma civile, sono poste a capo della parrocchia (cf costt. 322-355).

ORGANISMI E COMMISSIONI PARROCCHIALI

1. Nell'ambito del progetto parrocchiale, al fine di promuovere le diverse attività pastorali, possono essere costituiti organismi o commissioni. Queste realtà vanno promosse dal consiglio pastorale parrocchiale, al quale spetta indirizzare, animare, coordinare e verificare le attività. A loro volta, siano adeguatamente rappresentate nel consiglio pastorale.

2. Qualora, per motivi obiettivi, non fosse possibile costituire un'apposita commissione, si garantisca lo svolgimento delle attività pastorali relative da parte almeno di qualche singola persona.

LA PARROCCHIA LUOGO DELLA DINAMICA MISSIONARIA

150. LA PARROCCHIA COMUNITÀ MISSIONARIA

1. Se vuol’ essere veramente se stessa, la parrocchia non può non vivere tutta la sua azione pastorale secondo un'ottica propriamente missionaria. Occorre, pertanto, ravvivare in tutte le componenti della comunità parrocchiale la convinzione che la cura pastorale, quando è svolta con la coscienza che la Chiesa deve accompagnare gli uomini e le donne al Signore Gesù, è per sua natura missionaria. Soprattutto il momento attuale colloca le parrocchie in stato di missione: È quindi urgente che la pastorale parrocchiale sia contrassegnata da un impulso missionario verso coloro che non hanno ancora accolto il Vangelo nella propria vita, o non lo ritengono più significativo.

2. La prospettiva missionaria comporta il riconoscimento dell'urgenza della nuova evangelizzazione e della imprescindibilità della missione “Ad Gentes”, come pure chiede di realizzarsi, all'interno di ogni singola comunità parrocchiale, nei confronti dei diversi ambienti di vita delle persone e nei rapporti tra le parrocchie stesse. E' quanto viene continuamente sottolineato in tutte le articolazioni del presente testo: le forme fondamentali del ministero ecclesiale, la promozione delle diverse figure ministeriali, la realizzazione delle molteplici articolazioni pastorali e lo stesso rapporto tra la Chiesa e la complessa realtà sociale e civile, infatti, vedono come protagonista essenziale la comunità parrocchiale. Nelle costituzioni seguenti si richiamano soltanto alcuni aspetti di questa prospettiva missionaria.

LA PARROCCHIA SOGGETTO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE E DELLA MISSIONE AD GENTES

1. La sfida della nuova evangelizzazione riguarda soprattutto le comunità di antica tradizione cristiana: gruppi di cristiani ferventi vivono accanto a cristiani tiepidi e a battezzati dimentichi quasi del loro battesimo. Non mancano anche i non battezzati. Siamo dunque in una situazione in cui la cura pastorale propriamente detta deve congiungersi con l'attività missionaria. E' ormai evidente che la comunità parrocchiale non raggiunge la totalità degli abitanti. La soggettivizzazione della fede, l'appartenenza a distanza o occasionale alla comunità e l'indifferenza richiedono una forte spinta missionaria dentro e fuori la parrocchia. L'azione pastorale della parrocchia dev'essere contrassegnata da un'ansia missionaria per coloro che sono distanti dalla fede, chiamando le persone a vivere la propria esistenza umana nella luce dell'Evangelo di Gesù.

2. La nuova evangelizzazione non esaurisce l'impulso missionario, ma deve aprirsi alla missione ad gentes e alimentare il senso della cattolicità della Chiesa. In questa prospettiva, le comunità parrocchiali sostengano le vocazioni missionarie, coltivino le iniziative a favore delle missioni, accolgano con interesse e stima le esperienze pastorali provenienti dalle giovani Chiese per far crescere il senso dell'annuncio del Vangelo per ogni persona. Lo spirito missionario aiuti le comunità cristiane a tenere comportamenti ispirati a essenzialità nell'attività pastorale e a sobrietà nell'uso dei mezzi e delle strutture (cf costt. 286-290).

3. Il carattere profetico dell'azione pastorale missionaria, a cui tutti i fedeli sono abilitati in forza del battesimo, deve sempre essere tenuto in evidenza negli itinerari che la parrocchia promuove per la formazione dei suoi membri, così che tutti (presbiteri, diaconi, consacrati, laici) si sentano veramente responsabili dell'annuncio.

Particolare risalto va dato al ruolo dei fedeli laici: Nelle circostanze attuali i fedeli laici possono e devono fare moltissimo per la crescita di un'autentica comunione ecclesiale all'interno delle loro parrocchie e per ridestare lo slancio missionario verso i non credenti e verso gli stessi credenti che hanno affievolito o abbandonato la pratica della vita cristiana.

LA MISSIONARIETÀ DELLA PARROCCHIA VERSO GLI AMBIENTI

La comunità parrocchiale, le associazioni, i gruppi e i movimenti cerchino di favorire un'attenzione pastorale alle persone nel loro ambiente di vita, luogo di verifica e di prova della propria fede, luogo di annuncio e di testimonianza. Potranno costituire e nascere, soprattutto a livello diocesano, esperienze di pre-evangelizzazione e di contatto con determinati settori (quali: la scuola, l'università, il mondo del lavoro, i luoghi della sofferenza), in cui le persone si trovano a vivere una parte consistente del loro tempo. Il coraggio di progettare questi itinerari (culturali, sociali, religiosi) sarà di aiuto anche alla parrocchia a non ripiegarsi su di sé.

 

LA MISSIONARIETÀ NELLA PARROCCHIA

1. La parrocchia, è sollecitata ad articolare la sua dinamica missionaria per favorire l'annuncio del Vangelo e più intensi rapporti di prossimità. Questa accentuazione può facilitare alcune attenzioni per il futuro. Si tratta di ricostruire il tessuto tra casa e casa, tra rione e rione, affinché la vita cristiana non sia solo un convergere verso la comunità, ma la parrocchia si dilati verso gli spazi della vita quotidiana.

2. Soprattutto nelle parrocchie particolarmente numerose o particolarmente estese si promuovano incontri di fedeli a motivo della vicinanza di abitazione, per esempio nello stesso caseggiato o nello stesso rione. Si potranno designare, a promuovere tale comunione, fedeli particolarmente capaci di suscitare dialogo e fraternità. In questo contesto si inseriscono i cosiddetti gruppi di ascolto della Parola di Dio (le CEB), comunità ecclesiali di base. Tali sotto-articolazioni della comunità sono altrettanto importanti come la sua interdipendenza con le altre parrocchie della città (o del diocesi).

3. L'attenzione alle famiglie deve essere una dimensione tipica della parrocchia. Occorre una cura della famiglia come tale, del singolare carisma dei coniugi, affinché la parrocchia diventi sempre più una comunità in comunione di famiglie.

Bisogna che la famiglia viva in relazione stabile con altre famiglie, valorizzando quei rapporti privilegiati connessi con il territorio. Le CEB possono essere la scuola di formazione, di crescita e di coscienza di queste realtà necessarie a riscoprire un volto credibile, percepibile e concreto di Chiesa inserita nel tessuto e quotidiano  del nostro tempo.

4. Inoltre si dovranno favorire le diverse espressioni della prossimità: queste prendono avvio dal pronto intervento con forme dinamiche di ospitalità, di attenzione ai piccoli, di vicinanza agli ultimi. Questa ospitalità può farsi più competente assumendo modi più strutturati, continuando la tradizione di molte persone che porta a porta hanno reso visibile il volto vicino della comunità cristiana, ( rete dei messaggeri) con la parola, l'aiuto, la presenza, l'intervento nei momenti di sofferenza e di bisogno ( ministri straordinari dell’eucarestia e membri delle associazioni caritas parrocchiali). Particolare attenzione dev'essere riservata ai malati, agli anziani, agli emarginati, agli esteri, a coloro che non possono beneficiare della mobilità della nostra società frettolosa. Infine, vi sono forme più complesse di presenza sul territorio, di collaborazione con i servizi sociali, di presenza critica nei contesti civili: l'esperienza dell'assistenza, del patronato, dell'attenzione ai bisogni nella società complessa può trovare anche nella parrocchia una ripresa creativa.

COLLABORAZIONE TRA PARROCCHIE PER LA MISSIONARIETÀ

La dimensione missionaria della parrocchia esige che la comunione che lega tra loro diverse comunità parrocchiali, in particolare quelle dello stesso  vicariato, si esprima anche attraverso forme fattive di collaborazione in vista di iniziative comuni nel campo dell'evangelizzazione, del ministero della carità e del rapporto con la società civile. Andranno valorizzate, in prospettiva missionaria, le indicazioni date nei due capitoli seguenti, concernenti le unità pastorali e il decanato.

Movimento per un Mondo Migliore    “LA PARROCCHIA REALTA’ E COSCIENZA DELLA CHIESA”