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lunedì 20 settembre 2010

anche se ..il natale è ancora lontano, ma perchè lontano non resti per sempre




Il mistero del si di Maria

 "Sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua Parola".  
In queste poche righe possiamo scoprire tutto il senso della vocazione di Maria, di una giovane ragazza di Nazareth, forse già con i suoi precisi progetti per il futuro.
Maria, per grazia di Dio, nasce senza il peccato originale, ma diviene la madre dell’umanità per la ferma decisione della sua volontà di fidarsi di Dio contro ogni speranza, contro il naturale raziocino umano.
Il Signore si fa presente nella sua vita, le chiede di scegliere liberamente e di cambiare i suoi progetti per affrontare, con la sua grazia una missione unica, quella di portare al mondo il Figlio di Dio e di diventare nell'opera della salvezza, la madre di una moltitudine di nati in Cristo ad una vita nuova.
Alcuni vangeli apocrifi ci narrano che l'angelo Gabriele, prima di andare da Maria, passò da altre due ragazze di Nazaret, facendo loro la stessa proposta “diventare la madre del Salvatore “; ambedue risposero di no, per entrambe la proposta non entrava nei loro piani, ognuna di loro aveva già altri progetti di vita, non voleva rischiare di sconvolgerli e modificarli. 
Questi racconti vogliono sostanzialmente sottolineare, che nelle prime comunità cristiane dove venivano scritti e tramandati questi vangeli apocrifi, era forte la consapevolezza che Maria era libera davanti alla proposta di Dio; libera anche lei di poter dire di no.   
Parlando della vocazione di Maria ciascuno deve pensare alla propria vocazione, prendere coscienza che la vita esiste perché è primariamente dono di Dio, che essa può divenire la concreta possibilità di una libera e consapevole risposta nel completo abbandono alla volontà del Signore.
In questo abbandono, non è essenziale ed assolutamente indifferente una scelta di vita o un’altra, ma fondamentale e necessario è scoprire la propria identità e fedeltà a Cristo, convertendosi costantemente alla sua Parola, ad essa conformarsi, convertirsi e fermamente aderire ogni istante della propria esistenza.
E ‘ scoprire che questa scelta vocazionale, cioè la volontà di Dio su di noi, è il maggior bene, il significato, la realizzazione, la vera e sola felicità per noi; è il senso del nostro essere e divenire, è la base per realizzare la nostra felicità eterna.
Sottolineava spesso san Giovanni Bosco che la vita può dipendere da alcuni "sì" o alcuni "no" detti non solo nella prima adolescenza, ma lungo tutto il corso dei vari anni, delle diverse fasi e situazioni della vita.
Quando preghiamo, in genere tendiamo ad anteporre le nostre esigenze personali, spesso ci limitiamo a chiedere al Signore che ci aiuti, che soddisfi quanto noi riteniamo come nostre esigenze primarie e fondamentali necessità quotidiane  o esistenziali; ci è molto più difficile rivolgersi al Signore e chiedergli:  "Signore che cosa hai pensato per me? Che cosa vuoi da me? Qual è la tua volontà per la mia vita? Qual è il tuo progetto meraviglioso su di me? Signore che cosa vuoi fare di me?”
Forse abbiamo già sperimentato nella nostra vita il contrasto tra il progetto di Dio, la sua volontà e la nostra volontà, ma continuiamo a ribellarci ritenendo prioritarie le nostre scelte alle proposte della nostra fede, fingendo che tutto possa esaurirsi con le necessità dei bisogno quotidiani, anteponendo le necessità corporali  a quelle spirituali in un continuo dualismo di contrapposizione e di priorità contingenti.
Così facendo di fatto neghiamo l’ abbandono e la fiducia in quel Dio che costantemente ricerca l’incontro con l’uomo e con la sua natura, quel Dio che è provvidenza, quell’infinita realtà di Amore che perennemente ricerca e dialoga con l’essere finito e limitato, che come  leggiamo nella sacra scrittura, “veste e si prende cura delle creature del creato, fa piovere e sorgere il sole su ogni vivente”.
Perché la vita abbia un senso cristiano deve essere intesa come vocazione, come presa di coscienza che essa è dono di Dio, che essa, come progetto nella nostra libertà, è capace di poter dire quel "Sì" incondizionato all'amore di Dio, anche quando questo appare misterioso al nostro capire immediato.
Dio chiama tutti a vivere la propria esistenza con Lui; e solo così  in questa perenne interconnessione ogni uomo  esprime il meglio di sé.
Seguire la chiamata del Signore è andare oltre le inclinazioni spontanee, oltre i propri ristretti progetti è e diviene il seguire la vera chiamata, è anteporre ad ogni scelta la fiducia che Dio non può che volere il nostro bene.
La chiamata e la realizzazione della vocazione di ogni essere vivente è la novità salvifica di Cristo che illumina ogni realtà e ogni scelta di ogni uomo, chiamato in Cristo, ad essere figlio di Dio, chiamato ad essere a sua immagine e somiglianza, chiamato ad essere compartecipe del piano universale di salvezza, chiamato a vivere l'eternità.
Così si può essere chiamati a vivere la novità di Cristo nel matrimonio e nella famiglia, nel lavoro e nella professione, nella normale quotidianità del quieto vivere e nella sofferenza.  
Il non accettare questa "chiamata" finisce per farci vivere secondo tutte le suggestioni della mentalità terrena, nella ricerca di se stessi, nella ricerca del piacere, dell'avere, del possedere, del potere, del contrapporsi per e con il proprio egoismo ad ogni scelta, nella negazione del senso del nostro essere e divenire, nell’incontro e rispetto dell’altro, del diverso.
Imitare Maria, chiedere un aiuto continuo a Maria, alla nostra Madre celeste, è apprendere ed imparare da Lei la generosità davanti alla chiamata continua vocazionale che il Signore ci propone, con la quale se sappiamo rispondere, possiamo apprendere, comprendere e svelare il mistero della volontà divina in noi; imitare Maria è affermare che Dio ha un preciso progetto per ognuno di noi.
Nella nostra libera adesione possiamo chiedere:
“Che cosa vuoi da me Signore?” E rispondere con la sua grazia “Eccomi Signore, avvenga di me quello che tu hai pensato”
 Il "sì" generoso e fedele di Maria ha dato la possibilità di generare la salvezza, al mondo di accogliere il Salvatore e di poter sperimentare ogni giorno della storia la sua presenza, la sua grazia, la sua fraternità; il nostro si è continuativo ed indispensabile per rendere visibile a noi, all'uomo quotidiano, all'umanità intera la presenza di Cristo, la sua azione salvifica, la grandezza e la novità del messaggio di elevazione per tutta l’umanità in una maniera così grande che neanche sappiamo intuire, affermando che solo in Cristo vi è la vera realizzazione del nostro vivere e il divenire di ogni creatura.
Anche il nostro "sì" al Signore, la nostra vocazione possono essere l’inizio di tante cose grandi quanto misteriose ai nostri occhi come lo è stato per Maria.
Il nostro “si” è permettere che il Signore possa compiere il progetto di salvezza eterna nella persona che a Lui si affida, nella sua Chiesa, nell'umanità, in ognuno di noi, in ogni essere che si fida della sua Parola, offrendo a tutti il vero centuplo quaggiù e la vita eterna.
La strada della propria vocazione è la strada della propria felicità: Maria sa incarnare gioiosamente il mistero che la avvolge: "L'anima mia magnifica il Signore ed esulta il mio spirito in Dio mio Salvatore..."
Se l'incontro con il Signore ci trasforma la vita e ci dà prospettive così grandi, allora l'esperienza del Natale lascia un segno che non verrà mai meno, allora la nostra esistenza sarà permeata dalla certezza che in Cristo siamo già partecipi di quella vita senza fine, allora il senso del Natale, del figlio di Dio entrato nella storia in una misera capanna può farci riscoprire ogni volta l’essenzialità di quei valori che spesso volutamente, consapevolmente il mondo e la sua logica rinnega.
Allora il natale potrà essere l’anticipazione di chi non con il potere, ma con la disarmante semplicità, gli occhi e la genuinità di un bambino, sa gioire con gli ultimi, con i semplici, con chi ha fame e sete di giustizia, con chi sa condividere con l’altro il poco o il molto che possiede.  
Allora il natale incarna l’incontro tra la terra e il cielo, annunciando all’uomo che nulla possiede, il Dio fatto uomo che tutto possiede  e con tutti vuol condividere; con questo spirito  riscopriamo il mistero di Maria, dei pastori, dei semplici e umili di cuore di ogni tempo e ogni nazione che ancora oggi, ogni giorno fidandosi di una stella, sanno  scoprire il re dell’universo nella semplice umiltà della quotidiana e a volte chiassosa esistenza.   

Mario


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