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giovedì 16 dicembre 2010


Un pomeriggio rientrando in ufficio dal mio solito lavoro mi resi conto che la caldaia era andata in blocco e nonostante i ripetuti quanto infruttuosi tentativi, non riuscivo a risolvere il problema.
I locali erano talmente freddi che era impossibile svolgere il benché minimo lavoro.
Avvisato il tecnico del problema, mi avviai verso casa, dove entrando, un piacevole tepore rendeva ancora più appagante e piacevole la decisione presa.
Il giorno successivo dovetti recarmi a Genova e al termine della giornata con alcuni colleghi decidemmo di andare a cena in un locale consigliatoci per le specialità locali.  
Usciti dal locale imboccati alcuni vicoli per raggiungere il parcheggio e ritirare la macchina per far rientro a casa, fummo interrotti nelle nostre conversazioni da una voce che proveniva da un angolo sotto i portici: “Capo, mi dai una sigaretta, per favore”
Mi fermai cercando di individuare chi avesse parlato e notato in un angolo dei portici una strana catasta di cartoni, vidi all’interno di essa la figura di una persona avvolta da indumenti, sciarpe e stracci vari che bivaccava tutto rannicchiato cercando di vincere il freddo e il vento piuttosto inclementi in quella serata.
La mia prima reazione fu quella di rispondere che non fumavo né io né i miei colleghi, poi memore del freddo subito in ufficio la sera prima ma soprattutto guardando il volto quasi inespressivo del mio interlocutore, mi premurai di aggiungere: “se vuoi però posso offrirti qualcosa di caldo”; poco distante avevo notato l’insegna di un bar ancora aperto.
Recatomi nel bar chiesi al barista se poteva prepararmi una bottiglia di latte e caffè o qualsiasi bevanda bollente e darmi alcune briosce o panini da portare via.
Il barista di rimando mi chiese “ è per il barbone all’angolo?” Gli risposi di sì e lui proseguendo “povero cristo ma almeno lui è tra quelli fortunati, anch’io a fine serata spesso gli regalo quello che mi avanza, in fondo è molto educato e non è per nulla violento e non l’ho mai visto ubriaco, chissà come ha fatto a ridursi in quello stato”
Uscito dal locale e avviatomi verso i mie colleghi che mi stavano aspettando piuttosto infreddoliti, mi feci dare da loro alcune sigarette, per poi dare il tutto a quella persona della quale mi aveva    particolarmente colpito e impietosito la quasi inespressività del volto.
Porgendogli le varie cose che avevo recampato, mi parve naturale chiedergli se non si fosse mai rivolto alle strutture che aiutano “i senza tetto” e lui prontamente  e con voce leggermente alterata: “tutte e due non ci vogliono, e io lui proprio non lo lascio, preferisco con lui morire dal freddo”
Non riuscendo a capire bene a chi si stesse riferendo gli  domandai “scusa, a lui chi? 
Posato quello che aveva in mano, si aprì il giubbotto dal quale spuntò una faccia di un cagnolino con due occhi che preannunciavano tutta la vivacità e la simpatia della bestiola.
Subito l’uomo accarezzò il suo fedele amico e il suo viso parve trasformarsi assumendo l’espressione di chi guarda ciò che di più caro ha.
Quasi contemporaneamente l’uomo spezzato uno dei panini ne diede un pezzo alla bestiola che, tutta felice, un po’ mangiava ed a tratti leccava affettuosamente e riconoscente la mano dell’ ”amico”.
Continuavo a guardare quella scena stupito da tanto affetto, amicizia e reciproca riconoscenza.    
Ad un tratto gli chiesi ” posso fare qualcosa per te“? E lui prontamente “no grazie hai già fatto abbastanza per noi, grazie.”

Per noi, i due si sentivano ed erano solidali tanto da condividere gioie e dolori, fortuna e avversità.
Quante volte noi, la società cosiddetta civile e ben pensante, riusciamo a esprimere valori così profondi e sinceri.
Quante volte riusciamo ad essere solidali con i nostri simili, soprattutto con coloro tra di noi più sfortunati e meno abbienti.
Quante volte riusciamo a condividere con l’altro il poco o il molto che possediamo o esserne partecipi nella sorte.
Tutte queste riflessioni mi sorgono oggi davanti al presepe che in questi giorni abbiamo allestito in casa, davanti a quella culla ora vuota che presto sarà occupata da Colui che noi chiamiamo Dio nostro salvatore, davanti a Colui che tutto può e tutto possiede e che tutto ha saputo donare senza nulla chiedere in cambio, nell’assoluta gratuità del donare, lasciandoci la libertà di scegliere se accettare o rifiutare il suo dono.   
                                                               m.z.

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