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martedì 8 novembre 2011

Il “problema fondamentale” di quasi ogni comunità parrocchiale è sempre lo stesso:



Il “problema fondamentale” di quasi ogni comunità parrocchiale è sempre lo stesso:

C'è un gruppo di persone “vicine”, quelli che nei modi più vari vivono l'appartenenza alla Chiesa: i catechisti, il coro parrocchiale, i ministranti; i sacrestani, i giovani, l'Azione Cattolica, gli scout; gli appartenenti ai mille movimenti e gruppi che costellano il panorama della Chiesa post-conciliare. Costoro si sono sentiti in qualche modo toccati da Cristo e ne hanno fatto esperienza; talvolta un'importante, fondamentale esperienza.
Ma quanti sono questi “vicini”? Nei casi più fortunati, nelle comunità più vive, alcune centinaia; spesso meno, su una popolazione, in genere, di alcune migliaia di abitanti per parrocchia.
Gli altri (migliaia di persone, quindi; il 90% degli abitanti di una parrocchia) sono chiamati in genere i “lontani”. Il problema è che essi non sono veramente lontani, altrimenti non conoscerebbero Cristo, e non sarebbero neppure battezzati. In tal caso, chissà, forse il compito sarebbe più facile. Essi invece si trovano in quella strana, scomoda situazione di cattolici “non praticanti”: quella “terra di nessuno” in cui si trovano la maggior parte degli italiani adulti d'oggi, battezzati, cresimati e sposati con rito cattolico. In genere, non sono ostili a Cristo, anzi, per quel poco che lo conoscono o lo ricordano dal catechismo, lo approvano; a volte sono ostili a certe posizioni della Chiesa, soprattutto in campo morale, ma non hanno il desiderio di allontanarsene del tutto, se è vero che affollano le sacrestie quando si tratta di chiedere il battesimo per i loro figli, o una Messa di suffragio.
Il problema della quasi totalità delle comunità parrocchiali è quindi quello di avvicinare questa massa enorme di adulti, coi loro vissuti, i loro pregiudizi, la religiosità più o meno accentuata, più o meno “personalizzata”. D'altra parte, come si può parlare di comunità, quando il novanta per cento delle persone, se non di più, manca sistematicamente all'appello?
Un tentativo di risposta a questa urgenza, a questa frustrazione del mondo cattolico di oggi, viene da un'esperienza elaborata dal Movimento per un Mondo Migliore, un gruppo che si ispira al carisma di padre Lombardi, che negli anni del Concilio intravide con chiarezza la necessità di un rinnovamento della Chiesa dall'interno. Il gruppo, che ha sede a Roma e gruppi locali in diverse parti del mondo, ha elaborato una proposta che ha preso il nome di progetto “Nuova Immagine di Parrocchia” (NIP). E' un tentativo di sviluppare in parrocchia una pastorale che muova tutto il popolo nel suo insieme, superando la divisione tra “vicini” e “lontani”.
Punto di partenza, assioma fondamentale del progetto, è il fatto che qualunque persona, in forza del Battesimo ricevuto, è membro a pieno titolo della Chiesa, capace di ricevere il messaggio di Cristo e di rispondere autonomamente. Compito della parrocchia è farsi vicina tutti questi battezzati, capace di convocarli là dove essi vivono, di sensibilizzarli e interessarli a partire dalla loro esperienza e da loro vissuto quotidiano.
Concretamente, nei primi anni il progetto prevede la messa a punto di alcune strutture, che servono ad assicurare la possibilità di raggiungere tutti (e si intende proprio “tutti”) gli abitanti della parrocchia; prima tra tutte, una rete di messaggeri, persone adulte né praticanti né particolarmente pie, ma solo disposte a svolgere un servizio molto semplice: consegnare a mano a una decina di famiglie, una volta al mese, una lettera da parte della parrocchia e motivarne il gesto. Normalmente già nel primo anno si riescono a trovare abbastanza persone disposte a svolgere il servizio di messaggero, in modo da far arrivare la lettera a tutte le famiglie della parrocchia; e già questo la dice lunga sulla capacità di partecipazione dei “non praticanti”, a patto che gli venga chiesto inizialmente qualcosa di semplice e immediato.
Costituita la rete dei messaggeri, ed alcune altre semplici strutture, tutta la comunità si mette in
cammino. Si sceglie un tema annuale a cui tutti fanno riferimento (anche tutti i gruppi già esistenti in parrocchia). Per i primi anni i temi riguardano l'amicizia, lo stare insieme, la riconciliazione: si punta soprattutto a dare un minimo di senso di identità, di appartenenza alla parrocchia, di vicinanza. Si individua ogni mese un'occasione già sentita dalla gente (Natale, la festa del santo patrono...) e in quell'ambito si compie un gesto semplicissimo, che esprima il tema annuale e che tutti possano fare. E' incredibile constatare come la partecipazione della gente aumenti, quando le proposte diventano le più semplici e chiare possibile. Mese dopo mese, lettera dopo lettera, gesto dopo gesto, è esperienza comune che la maggior parte della gente comincia a sentire la Chiesa più vicina, meno estranea; si conoscono volti e nomi, ci si sente interpellati.
A questo punto avviene un salto di qualità: si costituiscono i piccoli gruppi di famiglie, che si incontrano nelle case per meditare sul tema mensile alla luce della Parola. I piccoli gruppi consentono di immettere la vita della parrocchia direttamente nei condomini, là dove la gente vive; tutte le persone adulte che si sono sentite in qualche modo convocate ne possono far parte. Essi cominciano a camminare e a poco a poco si crea un tessuto sociale nuovo: si rinsaldano i rapporti, ci si conosce ed apprezza meglio, si superano alcuni rancori di vecchia data. Nel condominio, per la strada, in chiesa ci si comincia a sentire più parte di un tutto, e si cominciano a vedere anche frutti di conversione nei singoli. Nel frattempo i temi annuali sono diventati più corposi: la Bibbia, la fede, la figura di Gesù.
Il cammino comunitario prosegue con la tappa del Sinodo parrocchiale: ora tutto il popolo è chiamato a scegliere comunitariamente Cristo. Questo vuol dire in concreto individuare le situazioni del quartiere in cui si vuole intervenire, un impegno fattivo di tanti inerente i bisogni della gente, cominciare a trovare strade per dare una risposta ai perché del nostra società moderna, alle scelte spesso  non capite  e non condivise che essa ci impone, che implica lo stile vita di tutti i giorni.
Dopo il Sinodo, si passa a temi ancora più approfonditi e “difficili”: l'essere popolo di Dio, i Sacramenti; fino al momento in cui si approfondisce come popolo il significato dell'Eucarestia, e si celebra il Congresso Eucaristico parrocchiale. A questo punto la sensibilità della gente è cresciuta abbastanza da farsi carico di molti aspetti e problematiche della vita parrocchiale, e si può ricominciare, avendo però ormai da tempo lasciata alle spalle la divisione tra “vicini” e “lontani”.
Non è un cammino facile, per un fatto essenzialmente sociologico. Infatti, non si tratta di convocare un piccolo gruppo di persone e, nell'intimità di riunioni e momenti di preghiera, fargli fare una profonda esperienza di spiritualità. Esperienze così intense sono possibili solo con numeri ristretti, e per forza di cose rimangono “esclusive” di una minoranza. Si tratta invece di camminare con un popolo intero, con una massa di adulti diversi tra loro, come si è detto, più o meno sensibili, più o meno avvezzi alle cose spirituali, più o meno inclini al dialogo ed al confronto; forse molto immersi nelle cose materiali che ritengono prioritarie. Occorre perciò incamminarsi cambiando prospettiva, e questo vuol dire preferire che tutta la comunità nel suo insieme riesca a fare un piccolo passo, piuttosto che pochi individui facciano un gran balzo in avanti, ma lasciando indietro tutti gli altri, come “pecore senza pastore”. Spesso è un grande cambiamento di mentalità.
Il dato positivo riscontrato nelle comunità che hanno provato questa strada è proprio questo: una crescita collettiva del popolo, delle persone; il considerare la parrocchia un'entità conosciuta, la Chiesa un qualcosa di meno astratto e più vicino. A questo si aggiunge il valore di camminare insieme ad altre comunità parrocchiali vicine, che hanno intrapreso la stessa strada e con cui ci sono frequenti scambi e confronti. La parrocchia così finisce per radicarsi molto nel territorio, e per essere riconosciuta soggetto attivo, che ha molto da dire sull’oggi, sui bisogni e sul futuro della gente, sull’edificazione di un “mondo migliore”.

Fonte Bibliografica
J.B.Cappellaro,G.Moro,G.Liut,F.Cossu Da massa a popolo di Dio  2° ediz., Cittadella, Assisi 1994
J.B.Cappellaro Catecumenato di popolo Cittadella, Assisi 1993

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