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sabato 9 ottobre 2010

“Vivere di fede nella vita quotidiana”


Vivere di fede è possedere ragioni per vivere
La maggior parte degli uomini vive di fede: affidano la loro esistenza a cose, persone, sogni, progetti. Chi crede in Cristo affida la sua vita a qualcosa che supera una realtà sensibile. La fede in genere è un complesso di ideali capaci di guidare gli orientamenti di una persona fino a sollecitare un comportamento coerente di vita nel senso religioso.
La fede riferisce a Dio il fondamento e l’orizzonte ultimo della vita.

Gli ideali in cui una persona si riconosce e a cui ispira la sua esistenza,sono assunti attraverso un processo di identificazione cioè riconosciamo che qualcuno è significativo e importante per noi, per quello che è, perché è un testimone. Decidiamo così che aprire a lui il santuario intimo della nostra vita, per affidargli la gestione delle ragioni decisive dell’esistenza.
L’operazione è un po’ rischiosa, ma non ci sono alternative. Gli ideali, quelli che danno ragioni per vivere, sgorgano sempre verso l’ignoto, non sono significativi perché pienamente verificati, ma lo diventano solo perché sono resi significativi dalla testimonianza di alcune persone.

Questo fatto ci introduce nel mistero della generazione della vita. Dare la vita sul piano fisico è un fatto grande e impegnativo, continua l’impresa della creazione. Non è però sufficiente: dà la vita veramente solo chi dà ragioni per vivere.
Senza ragioni per vivere, la vita è una disperazione, sembrerebbe meglio la morte. Nella fede che ci scambiamo, si realizza il livello più alto di generazione. Sostenendo la fede di una persona, noi le diamo la vita. Vivere di fede è possedere ragioni per vivere, donare la fede, suscitando ideali per cui vivere, è dare pienamente la vita.
La qualità di una fede adulta: quando posso considerarmi adulto nel processo di identificazione? Il bambino affida la sua speranza alla mano sicura della mamma. La qualità della fede, come la qualità della vita si misura dalla sfida della morte.
La fede è adulta quando sa posseder anche la morte. Questa è la fede adulta, quella che viene dal silenzio dell’interiorità, dove tutte le voci risuonano interessanti, ma dove nessuna può pretendere di darci quella ragione per vivere e per sperare di cui abbiamo bisogno. La fede ci costringe al coraggio solitario dei martiri: essa trova forza e sostegno in se stessa e non cerca l’appoggio del consenso e dell’applauso.
Il cammino è lungo e impegnativo. La fede che fa credere alla vita resta un atto personale accolto nella solitudine della propria interiorità.
Diventa fede adulta solo quando ciò che è stato ricevuto da una testimonianza,viene riconquistato personalmente.
Solo quando la fede raggiunge questa autenticità, diventa capace di generare vita attorno a sé, dando ad altri quelle ragioni per vivere e sperare, che sono state date a noi.
Se questa condizione viene disattesa, siamo costretti a disseminare di idoli i sentieri della nostra vita. Ci inquieta tanto la ricerca di ragioni per vivere che corriamo a spegnere la nostra sete alle cisterne piene di melma e diventiamo tanto affamati di speranza da affidarla alla prima situazione.
Il fondamento della nostra fede
Viviamo nella Spirito di Gesù. Siamo creature nuove. Il cap. 8 di S.Paolo ai Romani, è un inno, entusiasta e sorpreso alla potenza di Dio che ci fa “creature nuove” Rom. 8,5-17 – voi vi lasciate guidare dallo spirito Rom 7,15 Rom. 7,9-10 Roma. 7,24 Rom. 7,25 Rom 7,6 Rom. 8,2
Viviamo nello Spirito di Dio, egli è la sorgente della vita, è la forza che ci fa riconoscere Dio come Padre. Nello Spirito di Gesù siamo “già” creature nuove; lo siamo perché Dio ci ha fatto il dono di diventare nuovi. Il dato viene prima della sua consapevolezza. È un regalo assoluto? Ne siamo contenti? Se lo sappiamo, ci impegniamo a riconoscerlo nei fatti I testi della fede della Chiesa apostolica lo ripetono continuamente 1Gv. 1-2 1Gv. 4,10 1Gv. 3,29-30
Dio ci ha tanto amato per primo e ci ama per quello che siamo, non ci ha chiesto di convertirci per poterci amare. Certo dobbiamo cambiare vita,dobbiamo imparare a vivere da figli di Dio.
L’esistenza nello Spirito
“Se è lo Spirito che ci dà la vita, lasciamoci guidare allo Spirito” (Gal. 5,25)
Il dono di Dio precede la nostra libertà, la sollecita in una decisione di accoglienza o di rifiuto. Quale risposta siamo chiamati a dare al dono dello Spirito di Dio? La risposta deve essere piena, totale, convinta anche se ha bisogno di crescere in consapevolezza e intensità. La fede cristiana sottolinea un punto fondamentale: accogliamo Dio che ci chiama,quando ci impegnamo a costruire vita attorno a noi.
La responsabilità per la costruzione o distruzione della vita è affidata a noi. In ogni momento operiamo scelte in cui è in gioco la qualità della vita. Questi gesti e gli atti interiore che li sostengono esprimono in concreto il nostro sì a Dio, oppure sanciscono il nostro rifiuto al suo invito. Il confine tra accoglienza o rifiuto di Dio è determinato dall’impegno per la promozione della vita e dal perseguimento del bene morale, conosciuto in modo adeguato.
La constatazione è fondamentale: solo a questa condizione il dono dello Spirito è offerto veramente a tutti gli uomini.
Se Dio facesse riferimento esplicito allo Spirito di Gesù, per averne una risposta, molti uomini sarebbero esclusi, senza tanta colpa personale, non conoscono Gesù e non possono conoscere il dono del suo Spirito. Conoscere il senso della propria esistenza è cosa buona, ma non basta.
L’impegno che ci mettiamo non decide la presenza di Dio nella nostra vita: conoscenza e impegno sono il frutto di una presenza che ci trasforma cioè dello Spirito che ci permette di compiere la novità di vita.
Cosa ci assicura di agire alla luce di Dio? l’esperienza dello Spirito.
La riflessione teologica dà oggi questa risposta: la determinazione della decisione esistenziale è resa possibile dalla sintesi, realizzata nel profondo di ogni persona aperta e disponibile alla verità e alla autenticità, tra l’esperienza trascendente dello Spirito e l’incontro con l’oggetto particolare presentato qui ora alla libertà.
L’esperienza dello Spirito non è un influsso di Dio dall’esterno; consiste invece nel fatto che Dio si è comunicato tanto intensamente all’uomo da essere quella forza misteriosa che ci costruisce persone segnate dalla trascendenza. L’esperienza dello Spirito è la vita stessa di Dio comunicata all’uomo, attraverso  la quale si realizza quasi una collaborazione operativa con Dio, in ogni gesto della nostra vita. Quando siamo chiamati a scegliere noi lo facciamo nella libertà e responsabilità personale; Dio sostiene la conoscenza e la libertà dell’uomo fino a orientare le nostre decisioni verso scelte alla luce di Dio.
La libertà personale non viene soffocata ma potenziata: questo è il bello di una presenza intima,  profonda e misteriosa come è quella di Dio nella nostra vita. Proprio perché restiamo fondati nella libertà e nella responsabilità, abbiamo ogni giorno la possibilità triste del tradimento e del peccato. Questa presenza di Dio, intensa e misteriosa, è l’esperienza dello Spirito

Provo a riesprimere tutto con l’immagine familiare: l’amore. Due persone che si vogliono bene, sono presenti l’una all’altra anche se non lo sono fisicamente. Nelle scelte la persona amata è presente. Quando    l’ispirazione viene soffocata allora avviene il tradimento. Ogni persona però decide alla luce dell’altra, quasi a rendere conto della propria scelta. Non la deve interpellare, è già presente come ispirazione decisiva. Questa è un po’ l’esperienza dello Spirito.
La fede è vivere il quotidiano dalla parte del mistero.
Una definizione di fede: “ la fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono” (Eb. 11,1) La fede non si interessa di alcuni problemi tutti suoi, non è l’adesione intellettuale ad alcune informazioni.
Oggetto della fede è l’esistenza quotidiana, la storia profana, che è storia di tutti dove si affaccia
l’avventura salvifica di Dio.
Una lettura di fede richiede il coraggio di leggere la realtà personale e collettiva, con uno sguardo che si fa sempre più penetrante, fino a toccare le soglie del mistero.

Dal momento che il mistero si incontra solo dentro il visibile, per coglierlo è necessario prima di tutto leggere bene questo visibile.

Ai riguardo, ci aiutano le molteplici scienze umane.
Esse ci aprono due livelli di lettura: in un primo livello di lettura analizziamo quello che constatiamo con gli strumenti della scienza e tecnica. Utilizzando i contributi della sapienza che l’uomo ha accumulato nel lungo cammino della sua storia, cogliamo anche quella trama nascosta delle cose e avvenimenti che sfugge allo sguardo superficiale e distratto.
Nel secondo livello di lettura andiamo alla ricerca del mistero, che resta collocato oltre la nostra scienza e sapienza.
Chi condivide questa prospettiva si chiede: quale mistero? Il mistero è l’amore di Dio per noi e la sua passione per la vita di tutti. Ha un volto: Gesù il Signore, crocifisso e risorto.
Lo strumento per accedere al mistero è la Scrittura, la Parola di Dio vissuta ed incarnata nella Chiesa.

Imparare a “leggere dentro” la vita quotidiana
Una lettura di fede richiede la capacità di uno sguardo complessivo che passa da quello che si vede a quello che non si vede. Non possiamo rifiutare le logiche della prima lettura con la scienza e sapienza umana; il momento decisivo è il coraggio di contemplare il mistero.
Senza questa immersione nel profondo, fatta di possesso nella speranza e di visione dell’invisibile, restiamo catturati dal fascino di quello che vediamo e ci troviamo sperduti nella trama confusa degli avvenimenti.

Il credente che vuole vivere da adulto nella fede, diventa una persona capace di leggere dentro la vita quotidiana: diventa un “contemplativo”. La contemplazione è una dimensione irrinunciabile per la vita di fede. Nella contemplazione ci tuffiamo nel mistero, viviamo il presente dalla prospettiva dell’invisibile: “possediamo già le cose che speriamo e conosciamo già le cose che non vediamo”. (Eb. 11,1)

Come possiamo dire a noi stessi di incontrare Dio nella vita quotidiana, senza incorrere nell’errore di scambiare come lettura di fede quello che è solo frutto dei nostri sogni e illusioni? Ecco alcune condizioni che ci aiutano a vivere di fede nel ritmo della vita quotidiana: saper ascoltare nel silenzio: il Signore ci parla nel silenzio….noi siamo abituati al frastuono … la voce di Dio invece dal silenzio e dobbiamo imparare a rivestirci di silenzio……la parola è sussurrata (Gv. 3,8); Sir. 48,1; l’incontro di Dio con Elia (1Re. 19,11-14) una ricerca mai interrotta: l’avventura di scoprire il mistero che la nostra vita si porta dentro non è mai conclusa. In presenza di un mistero che supera la capacità di comprensione sapiente, il credente si immerge nella fede. La decisione di fede è un salto coraggioso nel mistero che ci sovrasta. Questa decisione va sempre riconquistata e posseduta per tornare ogni giorno fresca e giovane nel santuario intimo di ogni persona: il luogo in cui la parola di Dio risuona è l’esistenza di ogni persona, quel santuario intimo e sacro che chiamiamo “coscienza”. È uno spazio che va liberato dagli idoli che lo affollano, è un luogo di libertà per l’ascolto la risonanza ecclesiale: ascolto, ricerca, contemplazione sono atti personali, non sono però un processo nell’isolamento, sono un atto ecclesiale, da vivere nella comunità. La comunità ecclesiale è come il grembo materno, come il bimbo è legato alla madre, così ogni scelta di fede non si può mai sparare dal nostro essere nella comunità ecclesiale. La comunità ecclesiale custodisce la fede dei figli che ha generato alla vita nuova Il rischio della fede.
In ogni gesto della vita ci troviamo di fronte ad una alternativa seria: comprendere le cose solo alla luce di quello che riusciamo a decifrare o riconoscere che la loro verità è più profonda, il cristiano accoglie il mistero come fondamento della sua esistenza. Vivere di fede è un rischio e una scommessa. Una lettura di fede della realtà rappresenta sempre il coraggio di abbandonare la propria presunzione nell’abbraccio di Dio. Vivere nella fede non è accettare una formula magica, ma Qualcuno; rinunciare ad abitare noi stessi in un geloso possesso, per lasciarci abitare da Dio.
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Questi sono appunti, presi dal libro di
Riccardo Tonelli, Vivere di fede nella via quotidiana, ed. LDC Torino

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