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domenica 12 giugno 2011

Recitativo

Uomini senza fallo, semidei 
che vivete in castelli inargentati
 
che di gloria toccaste gli apogei
 
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
 

Dell'inumano varcando il confine
 
conoscemmo anzitempo la carogna
 
che ad ogni ambito sogno mette fine:
 
che la pietà non vi sia di vergogna.
 

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
 
coi ventri obesi e le mani sudate
 
coi cuori a forma di salvadanai
 
noi che invochiam pietà fummo traviate.
 

Navigammo su fragili vascelli
 
per affrontar del mondo la burrasca
 
ed avevamo gli occhi troppo belli:
 
che la pietà non vi rimanga in tasca.
 

Giudici eletti, uomini di legge
 
noi che danziam nei vostri sogni ancora
 
siamo l'umano desolato gregge
 
di chi morì con il nodo alla gola.
 

Quanti innocenti all'orrenda agonia
 
votaste decidendone la sorte
 
e quanto giusta pensate che sia
 
una sentenza che decreta morte?
 

Uomini cui pietà non convien sempre
 
male accettando il destino comune,
 
andate, nelle sere di novembre,
 
a spiar delle stelle al fioco lume,
 
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
 
muover le tombe e metterle vicine
 
come fossero tessere giganti
 
di un domino che non avrà mai fine.
 

Uomini, poiché all'ultimo minuto
 
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
 
per non aver pietà giammai avuto
 
e non diventi rantolo il respiro:
 
sappiate che la morte vi sorveglia
 
gioir nei prati o fra i muri di calce,
 
come crescere il gran guarda il villano
 
finché non sia maturo per la falce.

 

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