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domenica 5 giugno 2011

Ripensando……


Ripensando……

     Venerdì 27 maggio la nostra comunità ha festeggiato l’anniversario dei 50 anni di ordinazione sacerdotale del nostro parroco. A mio modesto giudizio era tutto perfetto e sento di dover dire un grazie particolare a Giovanna, Miro, Alessandra e quanti con loro, hanno collaborato perché la festa assumesse la gioia di un evento vissuto in famiglia. Una liturgia che ha comunicato nei gesti, nei segni e nelle parole, tutto il grazie che la comunità parrocchiale ha voluto esprimere a chi ha saputo, attraverso il proprio ministero, guidarla, formarla condividendo con essa il proprio cammino di fede.   

     Il giorno successivo ho sentito il bisogno di tornare a San Rocco ed a chiesa vuota, sono rimasto seduto lasciando scorrere i ricordi.
Mi è venuto subito alla mente un evento che per la nostra parrocchia ha avuto una notevole rilevanza; mi riferisco all’incendio che ha segnato gravemente la chiesa di San Rocco. Ricordo l’apprensione per la struttura in cemento armato enormemente sollecitata dall’eccessivo calore, che preoccupava i vari tecnici intervenuti, ricordo i primi caotici e confusi aiuti dei parrocchiani che hanno però permesso di celebrare puntualmente alle 18 la santa messa tra fedeli sgomenti, collaboratori sporchi di fuliggine e il don che non si capiva bene se fosse più preoccupato o incredulo per l’accaduto.
Ricordo le parole di Sua Eccellenza Angelo Verardo nell’omelia domenicale, il quale rivolto verso don Colombi e gesticolando come sua consuetudine, tuonava: “Guarda di non farti venire un infarto per così poco altrimenti ti…………”

     Ma al di là dei ricordi vorrei esternare un dubbio che ho sempre avuto e che penso abbia un minimo di fondamento; “ penso che in fondo, in fondo “, don Colombi alla fine sia stato grato a quell’evento. Si, “grato” perché l’incendio lo costringeva a restaurare, riprogettandolo, rivoluzionando e personalizzando tutto il presbiterio; grato perché il nuovo presbiterio avrebbe espresso anche nella struttura e nelle forme, la sua idea di parrocchia, realtà ecclesiale che abbraccia tutte la famiglie “chiese domestiche”.
Un abbraccio che è sintetizzato e che a prima vista è impossibile non notare entrando in San Rocco osservando il fondo del presbiterio, la cui parete concava e volutamente bianca, sembra invitare e coinvolgere chi progressivamente si avvicina all’altare.

      Ma se si presta un attimo di attenzione, salta subito all’occhio come tutto sia stato collocato, pensato e realizzato per ricreare quel senso di familiarità, di accoglienza, festosità, che ha sempre caratterizzato l’azione pastorale del nostro parroco.

- Il battistero luogo dell’inizio della vita in Cristo, posto sulla destra, in cui l’acqua è sempre movimentata da una piccola goccia che cade dall’alto e da dove, una cupola trasparente, lascia filtrare la luce solare che ne ravviva la struttura massiccia e al tempo stesso snella, solenne ma inconsueta sia nello stile, sia nella forma, richiamo alle parole della scrittura. “Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. (Genesi 1,2)
Lo Spirito e l'acqua sono le più antiche presenze della Bibbia. Nel libro della Genesi il primo movimento della vita è il movimento dello Spirito sulle acque. Da allora sempre lo Spirito e l'acqua sono legati al sorgere della vita, della purificazione, della “sete” dell’uomo per Dio. Per questo sono presenti nel Battesimo di Gesù e nel nostro Battesimo: come vita che rinasce, come purificazione che rigenera, ricrea e sconvolge. Quella stessa voce che nel battesimo del Signore riecheggiò sul fiume Giordano è scesa sul nostro Battesimo e ci ha dichiarati figli, i quali non da carne né da volere d'uomo, ma da Dio, sono stati generati ( Gv 1,13). «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» ( Giov. 3, 1-8). «Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Cor. 5, 17).Così il battesimo non è solo un rito esteriore di accoglienza in un’organizzazione umana, in esso Dio è prova della sua misericordia, della sua volontà salvifica, dell’amore che ha per ognuno di noi, così il battesimo è l’ingresso di una creatura nuova nella comunità dei figli di Dio, la quale è chiamata a far festa, a compartecipare, a sentire proprio il nuovo nato.
 

- L’altare, composto a prima vista in un unico blocco, ma che è l’unione da sette parti marmoree tra esse coese, richiamo ai sette sacramenti, strumenti unici per la vita del cristiano, il quale da essi trae forza e momenti certi della presenza di Cristo che si fa incontro con ognuno di noi. I sacramenti della Nuova Legge, mezzi fondamentali, voluti come aiuto, veicoli d’amore, istituiti da Cristo e che toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano, segni e mezzi che costantemente ricordano e che grazie ad essi, la vita di fede nasce, cresce, riceve la guarigione, festeggia la riconciliazione, il dono della missione sponsale o sacerdotale, celebra lo spezzare e il condividere con tutti il pane.         
Questi sette “segni” voluti fortemente in piena vista nel ripresentare l’altare nel nuovo presbiterio, che in esso caratterizzano e sintetizzano lo slogan di una pastorale moltitudinaria tesa a creare una comunità di fratelli che vivono, testimoniano e celebrano il loro essere chiesa in Cristo, per mezzo dello Spirito uniti in un solo io, nel camminare costantemente tutti uniti verso il Padre. 

- La cantoria collocata a semicerchio nel presbiterio, che spesso durante le funzioni si confonde e si mescola con i ministranti, con il celebrante, lo spazio per l’animatore liturgico che nella sua semplicità vuole essere il prolungamento e l’unione dell’assemblea nell’animare le liturgie, l’ambone che volutamente sembra non contenere il lezionario, quasi ad indicare e ricordare che ciò che è primario sono le sacre scritture in esso contenute, lo scranno del celebrante che si allarga sia a destra che a sinistra con quelli dei ministranti divenendone un tutt’uno.

- Il tutto completato dalla statua della Madonna, collocata a lato del presbiterio e che come sempre richiama la presenza discreta, ininterrotta ma fondamentale di Maria nella vita e nella missione della Chiesa, scultura che sembra voler invitare i fedeli a non aver paura di prendere in braccio, ad accogliere quel bambino da Lei offerto, venuto per la riconciliazione e la redenzione del mondo.

    Termino ripensando a quell’in fondo, in fondo, sopra accennato, ma che per me è una certezza; anche nella struttura il don ha voluto lasciarci una “nuova immagine di parrocchia” accogliente, espressiva, non statica ma viva e l’incendio ne è stato l’aiuto imprevisto. 

m.z.









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