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sabato 19 maggio 2012

Beata colei che ha creduto


Beata colei che ha creduto

       Se c’è qualcosa che rivela la grandezza di Maria è l’esclamazione della cugina Elisabetta: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore” (Lc 1,45). Maria è un segno della grazia di Dio e dell’atteggiamento responsoriale all’iniziativa libera e benevola di Dio. Dunque, anche la fede di Maria può essere paragonata a quella di Abramo, chiamato da San Paolo: “il nostro padre nella fede” ( Rm. 4,12).

Nel piano della salvezza la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’Antica Alleanza; la fede di Maria nell’annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza. (Redemptoris Mater 14). Maria è posta nel punto finale della storia del popolo eletto, in corrispondenza con Abramo (Mt 1,2-16). Abramo è il padre dei credenti (Rm 4) , il modello dei giustificati per fede, è il germe e il modello della fede in Dio;  in Maria il cammino di Abramo trova il suo culmine. Il lungo cammino della storia della salvezza, attraverso il deserto, la terra promessa e l’esilio, si concretizza nel resto di Israele in Maria, la figlia di Sion, madre del Salvatore, è il culmine dell’attesa messianica, la realizzazione della promessa. Il Signore, facendo in Maria grandi cose, “ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre(Lc 1,54ss).

Così, tutta la storia della salvezza sfocia in Cristo “nato da donna” (Gal 4,4). Maria è il popolo di Dio che da il frutto benedetto agli uomini per la potenza della grazia creatrice di Dio, figlia di Abramo, supera con la sua fede le incredulità dei figli di Abramo.

In Maria si compie il segno che Acaz re della casa di Giuda, nella sua incredulità non aveva voluto chiedere a Dio; attraverso il profeta Isaia, Dio stesso invitava Acaz ad avere fede invece che allearsi con un re straniero.  

Maria non dubiterà di Dio, come fece Acaz, la fede di Maria cancellerà l’incredulità di Israele e farà, nel seno di Israele, maturare il “ frutto benedetto dell’Emmanuele”. “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele(Mt 1,23; Is 7,14).

 Nelle parole di Elisabetta “ Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore(Lc 1,45)  si vede che la divina maternità di Maria non fu semplicemente una maternità fisica, bensì una maternità spirituale, fondata sulla fede. La “piena di grazia” è anche la “piena di fede” perché ha creduto l’incredibile.

Essere la madre di Gesù Cristo implica accompagnarlo nella sua missione, partecipare della sua missione, condividere le sue sofferenze, come dirà san Paolo: “Soffro nella mia carne ciò che manca alla Passione di Cristo”. (Col 1,24)

Maria, come vera figlia di Abramo, ha accettato il sacrificio di suo figlio, il Figlio della Promessa, poiché Dio, che sostituì il sacrificio di Isacco con quello di un agnello, “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi(Rm 8,32), come vero Agnello, datoci da Dio, affinché si assumesse e togliesse il peccato del mondo. (Gv 1,29; Ap 5,6).

Non interverrà nessun angelo ad interrompere il sacrificio del Figlio quando Maria si trova sotto la croce e Maria dovrà realmente restituire a Dio suo Figlio, il Figlio della promessa compiuta; Gesù è il primogenito offerto come Isacco, ma non risparmiato.

Ogni primogenito del nuovo Israele è riscattato dalla morte, Gesù, il Primogenito del Padre, non è solo liberato dalla morte, poiché è stata la sua morte a liberare l’umanità tutta dalla morte. E Maria non solo si sottomette alle leggi che ordinano l’offerta del primogenito (Es 13,11-16) e la purificazione della madre (Lc12,6ss), ma ci si presenta come il modello dell’accettazione e dell’oblazione: Maria accoglie il Figlio del Padre per offrirlo a noi.

Abramo sale sul monte con Isacco, suo figlio, e ne ridiscese  la promessa di un popolo, così come è detto: “Perché non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, guarda le stelle del cielo, contale se puoi, così numerosa sarà la tua discendenza(Gen. 22 .17). Maria, la  Madre di tutti i viventi, sale sul Monte con Gesù, suo Figlio, e ne discende con tutti noi, perché dalla croce Gesù le dirà: “Ecco tuo figlio” e, in Giovanni, indicando tutti “ Ecco tua Madre”.   

Nell’Annunciazione, si ripete la parola chiave della storia di Abramo: “Perché nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37; Gen 18,14). 

Dio susciterà un figlio, che non è frutto della “carne e del sangue”, ma della promessa di Dio.

La “discendenza” promessa ad Abramo giunge a Gesù Cristo, la Parola promessa si compie attraverso la Parola creatrice: in Isacco come figura e in Gesù Cristo in modo definitivo (Gal 3,16).

Dio pose Abramo davanti a una promessa paradossale: una posterità numerosa come le stelle del cielo quando era già vecchio e la sua sposa sterile.  

La storia della salvezza, la cui iniziativa appartiene interamente a Dio, si avvicina all’uomo in Maria, che, con la libertà della fede, invita Dio ad entrare nella storia, lei giovane donna, ha lasciato operare la potenza dell’Altissimo, si è fidata di Dio, i suoi discendenti sono “figli della promessa”; il Figlio di Dio concepito in Maria è  il figlio della fede.

Davanti all’incomprensibilità dell’azione di Dio e delle parole del suo Figlio, Maria non ha ceduto al dubbio dell’incredulità, ma l’ha accolta e meditata profondamente nel suo cuore.

Maria non chiede spiegazione per comprendere, chiede luce e aiuto per fare la volontà di Dio.

Da qui il significato di Maria per l’uomo di oggi che vive nell’incertezza, sentendosi minacciato da ogni parte, e costantemente vede in pericolo il senso della sua vita, perché solo, perché cerca in sé stesso la forza e le risposte al suo capire, al suo agire, alle sue attese, senso ultimo della vita  che trova una risposta solo nel pieno abbandono, nel fidarsi di Dio.

“Maria è l’immagine dell’uomo redento da Cristo, in lei conosciamo il cambiamento operato nell’uomo salvato da Cristo, uomo in cui si manifesta tutta la luce, la grandezza e la dignità dell’uomo redento.   “Se la Chiesa è l’ambito in cui nasce la nuova umanità, Maria è la cellula germinale e la pienezza del suo “ SI ”,  è stata la nascita e l’inizio del pellegrinaggio del popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste. 

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