Lettori fissi

Archivio blog

domenica 23 gennaio 2011

La leggenda della befana, dei doni e del carbone.


La leggenda della befana, dei doni e del carbone.

                          Si narra che la corte di re Erode fosse meta di danzatrici, ballerine e musicanti di ogni tipo; tutti facevano a gara per farsi notare dal re, per compiacerlo ed avere i suoi favori.
Tra tutti spiccava una certa Seriba, capace di danzare per ore senza mai stancarsi ed attirare con la sua danza, il suo fascino e la melodia della sua musica, l’attenzione di tutta la corte.
Scaltra e ambiziosa Seriba sfruttava la sua bravura nel danzare e la sua bellezza per ottenere tutte le attenzioni su di sé, consapevole che un giorno il favore del re sarebbe venuto meno e col tempo anche la sua bellezza.
Inoltre Seriba aveva un brutto difetto, non diceva mai la verità e ad essa preferiva sempre le bugie.
Mentendo a suo parere, otteneva anche quello che non le spettava, anche a costo di danneggiare i suoi amici più cari, mentendo si illudeva di ottenere tutto quello che lei desiderava.

Un giorno si presentarono da re Erode tre dignitari provenienti da paesi molto lontani, anche loro re, conosciuti nei loro rispettivi paesi come studiosi degli astri e delle stelle, praticanti delle arti della medicina, per questo chiamati “Magi”.
Chiesero spiegazione sulla nascita di un bambino che, a loro dire, sarebbe dovuto nascere di lì a poco e proprio nel paese di Erode.
 Sostenevano inoltre, che questo bambino diventato adulto, sarebbe stato il più grande di tutti i re. Accecato dalla rabbia e timoroso che un domani il bambino potesse insidiare anche il suo trono, re Erode licenziò sgarbatamente i dignitari dicendo di non saperne nulla del fatto, che a suo giudizio  erano solo dicerie e fantasie del popolino ignorante.
Ma Seriba scaltra e per meritare maggiore apprezzamento agli occhi del re disse: “ Mio signore se voi licenziate quei dignitari come avete fatto, essi andranno altrove a chiedere spiegazioni e prima o poi troveranno che li indirizzerà su quanto da loro cercato.” Il re si rese conto dell’errore commesso, ma orgoglioso com’era non avrebbe mai ammesso di aver sbagliato e questo Seriba lo sapeva.
Allora Seriba aggiunse “ Lasciate o mio signore che sia io ad informare quei viaggiatori su quanto chiedono; dirò loro, inventandomi ogni cosa, che quel bambino nascerà al di là dei monti, indirizzandoli  verso luoghi sperduti da dove non faranno mai più ritorno”.    
Detto e fatto con il consenso e il compiacimento del re Seriba informò i tre re magi raccontando loro tante bugie e dando loro indicazioni sbagliate.
Ma quel re che stava per nascere era non solo il re di tutta la terra, ma anche dei cieli, ed una stella, più curiosa delle altre che stava a guardare cosa stesse succedendo sulla terra, vide e senti le bugie di Seriba.
Non appena la danzatrice rientrò alla reggia del re Erode certa di aver ingannato quei viaggiatori, la stella apparve nel cielo più luminosa che qualsiasi altra stella, con una coda dorata tanto da far impallidire anche la luce della luna. I magi alzando gli occhi attratti da tanto splendore capirono che la stella volesse dire loro qualcosa e che seguendola, li avrebbe guidati al luogo dove il bambino doveva nascere.
Guidati dalla stella alla grotta di Betlemme dove essa dolcemente si posò, furono stupiti nel trovare un bambino in una mangiatoria avvolto in umili vesti.
Ogni cosa però intorno alla grotta sembrava lodare Dio e quel bambino appena nato, tutto sembrava gioire e gridare pace, ogni creatura lì presente era avvolta da sentimenti di bontà, serenità e gioia, tutto il creato sembrava volerlo salutare.
I Magi capirono che solo al più grande di tutti i re potevano dare lode oltre che gli uomini anche ogni creatura dell’universo. Certi di avere finalmente trovato il re tanto cercato, dopo averlo adorato gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
In seguito decisero di far ritorno ai loro paesi, ma uno di loro si ricordò di Seriba, del tentativo di sviarli e delle bugie, e che per questo meritasse una punizione.
Ritornati alla corte di Erode non dissero nulla né al re né a Seriba di avere trovato il bambino, ma ringraziandola per le informazioni ricevute le vollero fare un dono.
Le dissero: “Anche noi siamo re ed abbiamo il potere di esaudire ogni desiderio, ma per te faremo un’eccezione, saremo noi a farti un dono, ti regaliamo l’immortalità, vivrai per sempre tra mille e mille anni sarai ancora in vita”.
Seriba incredula pensò tra sé e sé “ Sono proprio fortunata, ho fatto felice il mio signore Erode ingannando questi allocchi che, inconsapevoli delle mie bugie, mi fanno anche il regalo dell’immortalità”.

Passarono gli anni e Seriba incominciò ad invecchiare come tutte le persone di questo mondo e come a tutte le persone di questo mondo, il tempo impresse anche nel suo corpo i segni degli anni trascorsi.
Divenne sempre più vecchia, le sue amiche, le persone che le stavano intorno incominciarono a morire come muoiono tutti gli esseri di questo mondo.
Ma Seriba invecchiava, le rughe deturpavano quello che una volta era stato il volto capace di far innamorare e perdere la testa a molti uomini, il suo corpo, una volta perfetto si curvava e i boccoli dei capelli color oro di un tempo, si erano trasformati in fili bianchi e stopposi.
 E……………Seriba invecchiava, ma non moriva mai !!!
Passarono i primi cento anni e poi ancora cento e cento ancora, ma Seriba non moriva mai……….

Col tempo tutti gli esseri di questo mondo incominciano a pensare con maggior frequenza, incominciano a riflettere sulle azioni commesse, e riflettono anche coloro che non l’hanno mai fatto. 
Riflettendo e ragionando anche Seriba cominciò a capire che quello che un tempo l’era sembrato un possibile dono, era invece un tremendo castigo. Le sue bugie le avevano guadagnato l’immortalità, ma il suo corpo scandiva il passare del tempo.
Capì allora il male fatto, capì quanto è male dire le bugie, negare la verità, ingannare il prossimo, capì finalmente che doveva chiedere perdono e rimediare in qualche maniera agli errori commessi.  Quando il suo cuore incominciò a scaldarsi e le lacrime le solcarono il volto, in quel preciso istante apparvero a Seriba nuovamente i re Magi, quei viaggiatori di un tempo che cercavano un bambino che sarebbe diventato un grande re, il più grande di tutti i re.   
Le dissero “Seriba se il tuo pentimento è sincero, se veramente vuoi riscattare quanto di male hai fatto in passato con le tue bugie, dovrai impedire che nel mondo altri seguano il tuo esempio”. Seriba tra le lacrime disse “ Cosa potrò mai fare o miei signori” e loro le dissero “Una notte all’anno tu, volando su una scopa magica, andrai per tutte le case; dove incontrerai dei bambini, darai loro dei doni per premiarli se sono stati buoni e del carbone se non lo sono stati e hanno detto delle bugie, così capiranno, così potranno correggersi finché sono ancora in tempo e diventare buoni”.

Da allora Seriba, una notte di ogni anno, volando sulla sua scopa di casa in casa, porta a tutti i bambini della terra doni o carbone, sperando in cuor suo che per l’anno a venire, possa portare    loro solo doni.  

m.z. Fiabe e leggende di quando ancora non esisteva internet

Nessun commento:

Posta un commento