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sabato 14 maggio 2011

- Progetto pastorale N.I.P. “nuova immagine di parrocchia.






- Progetto pastorale N.I.P. “nuova immagine di parrocchia “.

Se vogliamo maggiormente sottolineare una delle stranezze del nostro tempo, è la velocità con cui l’oggi diventa subito domani, l’incredibile accelerazione con cui alcune novità tecnologiche diventano obsolete in brevissimo tempo.
Non hai ancora acquistato l’i-pood ed imparato ad usarlo, che già il mercato propone i-pood 2 di ultima generazione.
Questa introduzione mi è servita per giustificare la mia nostalgia ad un tempo in cui la riflessione era maggiormente lenta e preponderante nell’agire comune, tempo in cui era fondamentale capire chi fossi, da dove venivi e quale era la tua meta; riflessione fondamentale per capire quale fosse stato il tuo percorso, la tua crescita, l’evolversi della tua personalità. Non che questo oggi non accada, ma è innegabile che oggi il tutto avviene ad una velocità eccessiva, che a volte da per scontate e per acquisite troppe cose e che spesso mi sconcerta e disorienta.

La mia esperienza di collaborazione all’interno della parrocchia di San Rocco risale pressappoco agli inizi degli anni 70, quando un gruppetto di ragazzi e due sacerdoti (don Colombi e don Giuseppe) si radunava in una saletta presso l’istituto Sede Sapientiae riflettendo, commentando il vangelo della domenica successiva, progettando come coinvolgere altri parrocchiani o dei servizi a cui rendersi disponibili in parrocchia.
Per chi conosce bene il nostro parroco “don Contardo Colombi” sa bene come una delle sue maggiori “ansie” sia sempre stata il come coinvolgere il maggior numero di persone nelle attività parrocchiali: ansia che a volte è stata confusa con un’apparente insoddisfazione o mancato apprezzamento del risultato raggiunto e in una continua richiesta in nuovi traguardi; ansia che in lui traspare ancor oggi (basti leggere l’ultima lettera ai parrocchiani) dove in sintesi la preoccupazione è e rimane sempre la stessa “ come faccio Signore a raggiungere tutte le anime che mi hai affidato?”

Penso che sia stata proprio “quest’ansia” a farlo decidere negli anni 80 ad adottare un metodo pastorale che lo aiutasse a coinvolgere in modo organico, programmato, ma capillare, tutti i suoi parrocchiani. Un metodo che sapesse rispettare i tempi di crescita e di risposta di tutti, ma che progressivamente fosse anche in grado di coinvolgere tutti, rendendo possibile l’obbiettivo di chiedere a tutti un impegno nel fare “qualcosa”; evitando come spesso invece accade, che il molto sia chiesto e fatto da pochi. Il desiderio di un metodo in cui il poco di molti diviene la risposta comune alle esigenze di tutti, che rende tutti partecipi delle scelte e dell’agire perché scaturite dalle esigenze reali, immediate, primarie della realtà in cui siamo immersi, con la quale ogni giorni siamo chiamati a confrontarci, scontrarci, e a dover dare una risposta che sia credibile come persone ma sopratutto come cristiani.
La nostra vocazione al cristianesimo è opera di Dio, vocazione che dobbiamo riconoscere con stupore e riconoscenza ritenendola inspiegabile nella scelta. La spiegazione della vocazione a cui Dio chiama è a prescindere e non è mai nei meriti umani, o nelle nostre pie intenzioni, preghiere ed azioni, ma nella sola generosità e nella misericordia straordinaria di Dio che ci dona un cuore e uno spirito nuovo.(Ez 36, 25-26)
La vocazione non è mai basata sulla nostra dignità precedente o futura: occorre piuttosto dire che la vocazione ci conferisce gratuitamente la nostra dignità. L’elezione di Dio è gratuita e precede ogni azione umana, è manifestazione della grazia e della misericordia di Dio e non ricompensa dei nostri sforzi, siamo tutti investiti del nostro ministero “per la misericordia di Dio” (2Cor. 4,1). Dio si è degnato di mettersi in relazione con noi e di metterci in relazione personale con Lui, per questo non possiamo mai perderci d’animo ( 2Cor. 4,1). Ogni vocazione è un’azione del Padre che mette la persona chiamata in rapporto profondo col Figlio suo. Si tratta di venir chiamati a conoscere il cuore del Figlio di Dio fatto uomo. Dio non chiama per assegnare in primo luogo una funzione, chiama alla salvezza: la sua chiamata è anzitutto una grazia intima e personale e dona la conoscenza intima di Gesù, Figlio di Dio fatto uomo perché ogni uomo, per mezzo dello Spirito, riscopra con Cristo la vera dignità dell’uomo. Solo così ogni cristiano impara a vedere se stesso nel Cristo che si fa incontro con il fratello.
Il progetto N.I.P. (nuova immagine di parrocchia), presuppone alla sua base che tutti, nessuno escluso, imparino ad ascoltare quello Spirito “che soffia dove e su chi vuole”; Spirito che non è mai un vento violento ma solo una brezza lieve, una brezza tanto lieve che solo chi è attento sa percepire, una brezza che non è mai tendente alla rottura, ma solo alla crescita comune, all’incontro, che non travolge e non t’impone mai nulla, lasciandoti il tempo di capire e liberamente fare la tua scelta.
Un progetto ( il N.I.P.) tendente a farti riscoprire che nello Spirito tutti sono capaci di farsi carico, di assumere, di preoccuparsi del passo di tutti i componenti del popolo di Dio; del giovane che dovrà aspettare ed aiutare l’anziano per proseguire, dell’anziano che dovrà imitare e riscoprire la vivacità del giovane, sempre però camminando insieme, sempre attenti al passo ed all’affanno dell’altro, sempre rimanendo in cammino come Popolo che senza strappi, senza fughe in avanti, senza arresti immotivati, senza protagonismi, vuole arrivare camminando insieme ed in Cristo alla meta.

Un progetto che fatte proprie tutte le spinte innovative del Concilio Vaticano II°, riafferma come in Cristo si è chiamati senza distinzione ad essere al servizio gli uni degli altri nella diversità dei ruoli, dei carismi, delle realtà di vita, riproponendo la capacità essenziale di essere Chiesa Domestica; Chiesa che invita gli sposi cristiani a raccogliere il confronto e il dialogo con altre famiglie del proprio caseggiato, del quartiere, realizzando il nucleo primario dell’evangelizzazione, annunciando la catechesi cristiana nelle sue prime forme e nel luogo più appropriato.

Forse l’invito che questo progetto propone con maggior risalto e che dovremmo ieri, oggi e sempre capire, é che la famiglia di Dio è composta da ogni individuo che nasce, cresce su questo pianeta e per questo e in quanto tale, ha titolo per essere chiamato “figlio di Dio” e per il quale Cristo ha offerto la propria vita.
Siamo sempre chiamati a scegliere fra una vita solitaria di schiavitù e di egoismo e una vita di libertà nello Spirito che ci permette liberamente di amare. Chi vuole fondare il proprio valore personale sui suoi meriti, sul proprio operato, sulle sue attività e decisioni, rimane più o meno consapevole e solo, nella sua superbia: con tutti i suoi sforzi nutre il proprio orgoglio, anche compiendo atti in apparenza generosi, buoni, giusti. (1 Cor. 13. 1 e seg).

La logica che dobbiamo apprendere e condividere, e che il progetto N.I.P. si sforza di farci riconoscere, è la logica del donare gratuitamente per il solo gusto e scopo di amare, senza chiedere niente in cambio, senza porre delle condizioni preliminari, senza preventivamente stabilire chi noi ne riteniamo degno. Dio chiama incessantemente a conversione tutti, tutti gli uomini e nel farlo fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti perché tutti sono suoi figli.
Dio scruta i cuori ed in essi vede le azioni e le volontà inespresse, i voleri sentiti, desiderati, sperati, ma resi a volte impossibili per le incapacità di chi nella solitudine, nella povertà, nell’affanno per il quotidiano, nelle tante debolezze che la propria natura esprime, non riesce a realizzare.

Il volersi confrontare e camminare insieme nella fede con altre persone nelle proprie case, è la base per realizzare, è la concretizzazione della struttura della “Chiesa Domestica”, che sfocia nella realtà più ampia della parrocchia, eleggendo quest’ultima come Famiglia di famiglie.

Auguri ”don” per i tuoi 50 anni di sacerdozio, per il cammino fatto insieme, per la tua amicizia. Ricorderò sempre con piacere il viaggio verso Rocca di Papa, gli incontri e le riunioni per me a volte troppo impegnative, riunioni fatte per incominciare a scoprire il progetto di una Chiesa che vuole deverticizzare la propria struttura per meglio far comprendere a tutti il significato di cammino in comunione, riunioni ed incontri conclusosi sempre con tanta allegria, con gli occhi pieni di gioia e sognanti di una speranza possibile perché fondata nell’ansia della fede, fede che sa renderti capace di capire che l’io si completa unicamente incontrando e divenendo il noi.

m.z.

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