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lunedì 19 settembre 2011

Chiesa “Popolo di Dio in cammino”

Chiesa “Popolo di Dio in cammino”



Nella mentalità di molti, la chiesa cattolica è vista come un’organizzazione strutturata in forma pi-ramidale dove il potere è concentrato nella figura del Papa e dei vescovi, dei parroci, dei religiosi, mentre ai laici è assegnato il compito di essere fedeli alle direttive dei vertici senza neanche porsi troppe domande. Il Concilio Vaticano II afferma che la chiesa dove essere intesa, vissuta e perce-pita e deve proporsi agli occhi del mondo come “Popolo di Dio”. In questo Popolo tutti sono chiamati a concorrere al bene comune facendosi servi gli uni degli altri. Una simile affermazione rimanda primariamente ed impone il cristianesimo come una fede e non come un insieme di pratiche e precetti religiosi. Una “Fede” “non una pratica religiosa o scaramantica “ una fede che fonda la sua certezza e trae continua ispirazione nella persona di Cristo, sorgente a cui la chiesa stessa è chiamata a uniformarsi, convertirsi ed imitare costantemente. Occorre però comprendere appieno il significato di “uniformarsi a Cristo”. Scriveva l’apostolo Paolo alle prime comunità cristiane: “Cristo Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini". Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Fil 2,6-11)


Benedetto XVI il 20 giugno 2010, in occasione dell’ordinazione sacerdotale di 14 diaconi, ha sotto-lineato loro: “Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero”.


Evangelizzare la Chiesa, popolo di Dio
• I documenti del Vaticano II presentano un messaggio originale per la Chiesa: una vera e propria «nuova» evangelizzazione.
• Questa nuova evangelizzazione riguarda in particolare la concezione di Chiesa che dobbiamo imparare a ripensare e rileggere come popolo di Dio.
• Accogliere e vivere la novità è sempre molto importante per il cristiano: Dio, infatti, è colui che “ha fatto nuove tutte le cose”.
• Per metterci in questa disposizione di accoglienza del nuovo occorre ascoltare, ricordare, convertirsi. Si scoprirà che il Concilio riattualizza la parola che Dio Padre, nel Figlio Gesù (il Verbo), dice dall'origine del mondo e che lo Spirito d'amore ripete e rende comprensibile nel tempo e nei tempi dell'uomo, creatura storica: “
...Ascolta, dialoga, ricorda, convertiti...”


1) Ascolta...
Al centro di questo ascolto sta la Parola di Dio, Cristo («Cristocentrismo» - cf LG 1).
La Chiesa è sacramento visibile di Cristo se è segno dell'amore di Dio per tutta l'umanità e quindi fonte e inizio dell'intima unione di tutto il genere umano. La Chiesa avvia la realizzazione dell'unità promovendo, con l’annuncio e le opere di carità e giustizia, il disegno di Dio: “Ricapitolare in Cristo tutte le cose, riappacificare gli esseri della terra e quelli del cielo” (cf Col 1,15-20).
La Chiesa è chiamata ad introdurre il Regno rimanendo in attento, fedele e ubbidiente ascolto dello Spirito che la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici (cf LG 1-8).
Non deve insorgere alcuna disputa. Gesù insegna ai discepoli che nel Regno non si discute su chi è il primo o il più grande, ma ciascuno si fa servo di tutti (cf Mt 9,33-40).
L'amore in cui è radicato il buono, il bello e lieto annuncio, non stabilisce criteri di priorità. Si ama gratuitamente e ci si lascia amare, il “respiro” dello Spirito soffia dove vuole e ogni uomo può solo coglierlo ed accoglierlo, renderlo vivo e operante nella Chiesa, nel mondo, nel vissuto quotidiano.
L'amore che la Chiesa è chiamata a vivere si diffonde non per imposizione, legge o prescrizioni, ma uniformandosi al suo Signore per mezzo della carità, della giustizia, dell’abnegazione, dell’umiltà. In questa prospettiva d'amore la Chiesa diventa, tra l'altro, immagine di “Popolo di Dio” “Famiglia di Dio”.
Popolo di Dio, come da sempre si è riconosciuto il popolo dell'alleanza che è stato scelto gratuita-mente da Dio, come ci ricordano i testi sacri dalla Genesi all'Apocalisse. Dio vuol santificare e sal-vare gli uomini non individualmente, ma costituendo un popolo (cf LG 9).
In Abramo sono benedette tutte le famiglie della terra (cf Gn 12,3). Mosè si rivolge a Dio dicendo: “Considera che questa gente è il tuo popolo... un popolo di dura cervice“ (Es 33,13). Paolo pro-clama che in Cristo vi è un solo popolo perché “Egli… (Cristo) è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce...” (cf Ef 2,14-18): e ag-giunge: “Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,6). Paolo, evidentemente, non promuove l'anarchia, l’individualismo, il soggettivi-smo, ma pone l’accento su comunità, accoglienza, ascolto e discernimento da parte di tutti, in co-munione gli uni verso gli altri.
Il Figlio di Dio facendosi uomo ha incarnato tutta l'umanità passata, presente, futura. Non ha e-scluso nessuno dalla sua chiamata, arrivando al punto, realtà inconcepibile per gli israeliti, di toccare i lebbrosi, di dialogare con i gentili, di mangiare con i pubblicani, di promettere e permettere l’ingresso nel suo Regno a ladri, prostitute e peccatori a tutti gli uomini figlio dell’unico Padre che è nei cieli, perché “Egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni, e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti" (Matteo 5:44-45)
“Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno” (Lc.23, 42) meditando su questo fatto evangelico la mentalità del nostro tempo a fronte di una simile richiesta ci avrebbe suggerito di chiedere delle garanzie, ponendo comunque mille limiti e distinguo a chi osava azzardare una simile pretesa perché innanzitutto “era un ladro”, un peccatore, uno che meritava almeno la giusta punizione per le azioni e gli errori commessi, uno che aveva sbagliato e doveva essere punito. Ma la risposta di Gesù è una risposta immediata di amore incondizionato: “in verità ti dico, oggi sarai con me in pa-radiso”. (Lc.23, 43). Oggi da subito, parola data ad un ladro condannato a morte per le sue azioni e per sua stessa ammissione di colpa, non ad un pio ed integerrimo benpensante, parola data a chi, convertendosi, capiva di avere sbagliato.
Era già esaltante l’annuncio di alcuni passi del vecchio e del nuovo testamento dove si afferma “un atto di bontà cancella una moltitudine di peccati” (1 Pt. 4, 8- Mt 26, 28 - Gc.5,19-20) o nel salmo 96 di Davide “ Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.”
Ma con Cristo la prospettiva si spinge e va oltre ogni aspettativa, un atto di pentimento “sincero” “un cuore nuovo” spalanca le porte della grazia immettendoti da subito nella gioia e nella beatitudine del Regno di Dio, tra le braccia di quel Padre che aspettava ogni giorno il ritorno del figlio, non per rinfacciargli gli errori e il patrimonio dilapidato, ma per fare festa per averlo riavuto con sé.
“Donna nessuno ti ha condannato"? Nemmeno io ti condanno, va e non peccare più. Gv 8,11.) “ Io sono il buon pastore... ( ci ricorda Gesù) le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia ma-no" (Gv. 10:11,27-28.)
Se il popolo di Dio vuol seguire l'esempio dell'unico Maestro, deve comportarsi nel quotidiano in modo analogo, continuare l'incarnazione nella celebrazione eucaristica, nella preghiera comunitaria e personale, e nel farsi pellegrino d'amore nel mondo, nel sociale e nel politico questo è quanto ci ricorda Gaudium et Spes (cf GS 31 e 44).


2) Dialoga…
......Dialogando si formano i veri uomini, i veri figli di Dio
Il dialogo che se vuole restare tale, accetta anche la critica, il dubbio, la contestazione e non si accontenta di una passiva accettazione delle regole, dialogando si formano i veri uomini, i veri figli di Dio, disposti a sostenere le proprie ragioni, ma anche capaci di riconoscere i propri limiti, superare le crisi, comporre i conflitti, chiedere e dare perdono per le reciproche colpe e incomprensioni. Solo in questo modo si è promotori, di un’azione dinamica che fa sviluppare e crescere un rapporto d'amore, partecipazione, collaborazione. (Nella comunità ecclesiale, tale dinamica è bene espressa da At 18,1-4).
Il popolo di Dio ( Clero e laici ) deve educarsi ad un continuo confronto al suo interno. A volte, in buona fede, si crede che, per il bene di tutti, le verità e le scelte calate dall'alto evitino fratture e appartenenze parziali, ma l’unità è una conquista a cui tutti devono collaborare con i propri carismi, con il proprio impegno, l’unità va costruita, voluta, desiderata, l’unità non può essere imposta.
La Parola di Dio è da sempre tradotta dal linguaggio umano, con sensibilità e culture diverse, a volte con possibili fraintendimenti. Non è quindi mai accessibile nella sua splendida e luminosa verità. È necessario che lo Spirito intervenga continuamente nella storia per “condurci alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Il dono di Dio la rende “ la Parola” sempre viva e appropriata al tempo storico in cui deve realizzarsi. È quindi necessario che tutti i membri della Chiesa, presbiteri o laici, prendano coscienza e conoscenza delle situazioni concrete e storiche dell'uomo, non per modificare e adat-tare la Parola, ma per renderla appropriata e sempre viva nell'oggi, capace di essere primo punto di conversione per chi l’annuncia e a chi essa “La Parola” viene annunciata.
La Parola di Dio non è parola “congelata” da tirar fuori nelle feste comandate, servirla, e servirse-ne... in rare occasioni, rilegata all’interno delle chiese. Deve essere parola d'amore che fa innamo-rare, sempre nuova e sempre sconosciuta ed ogni volta riscoperta. Parola di tutto il popolo, di ogni famiglia, non solo di specialisti (cf DV 8), annunciata in tutti i luoghi proclamata sapendo che è Pa-rola di Colui che converte e tocca il cuore di tutti gli uomini. Certo, vi possono esse pericoli di ac-centuazioni diverse, errori di espressione, esiste il rischio di una soggettiva e libera interpretazione, il rischio del fanatismo; ma questi rischi sono i primi segnali che avvertono che “la Parola non è stata compresa, che non si è radicata nel cuore prima di essere proclamata, che non è stata motivo di conversione". “vi darò un cuore nuovo metterò dentro di voi uno spirito nuovo”. Solo accettando il rischio il popolo di Dio diventa “familiare” con la Parola, e può trasformarsi in annuncio, azione vi-vente, conversione operante e santificante nella quotidianità, la Parola è il mezzo sempre nuovo di conversione. Se la Parola è solo predicata e ascoltata in modo anonimo e non entra nel contesto vitale di un popolo diventa lingua morta è uno sterile annuncio che riguarda nessuno è solo un fatto, un ricordo sterile del passato.
Ogni cristiano deve essere capace di cogliere, leggere e tradurre i segni dei tempi. Il Signore, Creatore e Padre, ha accettato il rischio di creare l'uomo “libero” e ha quindi previsto la possibilità di non essere riconosciuto ed amato. Si può avere la presunzione di fare di più e meglio?
“Vivete nella verità e la verità vi renderà liberi” (Giov.8) “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù." Gal.5)


3) Ricorda…
Fra Dio e il suo popolo vi è una reciprocità di “ricorda” ….. “Shmà Israel”
Facendo memoria (Ricorda, Israele... ) delle grandi, meravigliose, impensabili opere compiute da Dio nella storia, il popolo di Dio è fondamentalmente ottimista e fiducioso. Tutto concorre al bene finale che Dio ha posto come traguardo della creazione: senso in divenire della vita, senso in dive-nire della storia.
Le tappe intermedie o di transizione, come è definita quella attuale, possono presentare zone d'ombra, pericoli, sofferenze, dolore e morte, ma vi è sempre e finché saremo realtà di questo mondo, sempre ci sarà “un resto di Israele” che ricondurrà l'umanità alla casa del Padre.
Dio si ricorda del suo popolo, da Noè (Gn 8,1) al canto del Magnificat: “Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia” (Lc 1,54) e nel Benedictus: “...si è ricordato della sua santa alleanza” (Lc 1,72).
Cristo è l'Amen, α e Ω, principio e fine, la roccia su cui si radica il popolo di Dio, la famiglia di Dio che - quando è fedele al Suo amore e al suo modo di viverlo, diventa “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui... voi che un tempo eravate non popolo, ora invece siete il popolo di Dio” (1 Pt 2,9-10).
Dio già a Mosè si era fatto conoscere come “il sempre presente”; Gesù è l'incarnazione dell'Em-manuele, il Dio con noi nella storia; ieri, oggi, domani) La Chiesa, popolo messianico (LG 9), con il dono del senso della fede che procede dall'unzione dello Spirito, diventa popolo profetico che esorta con dolcezza e mansuetudine alla conversione di cui essa stessa è testimone e penitente, redenta e redentrice.


4) Convertiti…
Tutto il popolo, dal primo all'ultimo dei fedeli, secondo il ministero di ciascuno, è corresponsabile della risposta alla vocazione, che è un continuo convertirsi all’”Amore” legge fondamentale conte-nuta nell'annuncio evangelico.


La nostra conversione ci impegna a:


- Vivere il coraggio di essere noi stessi, nell’autenticità, coerenza, lealtà; essere al servizio della comunione e dell’edificazione della Chiesa (cf 1 Cor 14,4ss; Rm 12,5ss) da portare a compimento nella carità che è il vincolo della perfezione (cf LG 13).
- Vivere l'umiltà, non sovrastimarci e crederci i detentori della verità tutta intera. Accettare e praticare la correzione fraterna (cf LG 37). Porci sempre in ascolto, essere in relazione con tutti, specialmente con i piccoli, i poveri, i semplici. Come dice Paolo, non è la sapienza che avvicina a Dio e ai fratelli, ma l'amore gratuito (cf 1 Cor 13).
- Vivere l'audacia dell'indignazione contro gli scandali, e della protesta contro gli uomini e i po-teri che non perseguono la giustizia e la pari dignità di tutte le persone.
- Vivere senza la paura dell'altro, del diverso che incontriamo, sentirlo in ricerca e in cammino come noi, per rispondere in modo personale e originale alla chiamata (...chi sono i lebbrosi, qui da noi, oggi?) “Se non ami il fratello che vedi, come puoi dire di amare Dio che non vedi?” (Gio-vanni 4. 20.)
- Vivere l'obbedienza e la disobbedienza per dare sempre il primato (la preferenza) alla voce di Dio che parla alla coscienza di ogni uomo libero da schiavitù e idoli. Gesù è stato obbediente perché ha ”con-sentito” sempre con il Padre.
- Vivere la libertà come responsabilità reciproca e condivisa per crescere insieme. In tutti noi vi è il seme del bene, e siamo segnati dal male, dal limite, dalla fragilità. Dobbiamo impegnarci per rea-lizzarci sempre più come persone capaci di comprendere, valutare, discernere, scegliere. Avere una fede adulta in una comunità adulta.
- Vivere sapendo che siamo stati schiavi in Egitto, deportati in Babilonia, perseguitati dal razzi-smo, profughi ed emigranti nel mondo intero.
- Vivere pregando, ogni tempo è tempo di preghiera, lavoro, riposo, liturgia, divertimento; non manchi mai la lode e il ringraziamento a Dio di farci vivere in un tempo così interessante, e la ri-chiesta di renderci capaci e desiderosi del dono della conversione.


L'evangelizzazione della Chiesa come popolo di Dio si realizza quando la Parola di Dio, incarnata in Gesù, diventa tessuto vitale nel quotidiano del credente fedele, nella famiglia, nella comunità, nella società.
Tessuto vitale è l'intreccio creato e voluto, tra la verticalità del rapporto Dio - uomo e l'orizzontalità delle relazioni tra gli uomini che imparano a riconoscersi fratelli.
Edificare la Chiesa come popolo di Dio è opera gradita a Dio, e ascende “con soave odore” come vero sacrificio, e discende come benedizione sulle genti, perché dice il Signore – “Io troverò la mia gioia nel far loro del bene” (Ger 32,41).


LG . Lumen Gentium costituzione dogmatica sulla Chiesa


GS . Gaudium et Spes costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo


DV . Dei Verbum costituzione dogmatica sulla divina rivelazione

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